Dopo sedici anni di attesa, lo storico teatro romano riapre le porte il 16 ottobre con una nuova missione: diventare la Casa della Drammaturgia Contemporanea. Si riparte da quella prima tumultuosa che nel 1921 cambiò il teatro per sempre
Il conto alla rovescia è finito: dopo sedici anni di attesa, il Teatro Valle si prepara a riaprire le sue porte, restituendo a Roma uno dei luoghi più emblematici della sua storia culturale. Un ritorno atteso, che segna molto più della riapertura di uno storico edificio: è l’occasione per riportare al centro della vita cittadina uno spazio di creatività, confronto e sperimentazione, pronto a misurarsi con le sfide del presente.
La riapertura, prevista per il 16 ottobre, arriva al termine di un importante intervento di restauro e recupero promosso e finanziato da Roma Capitale e curato dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Un ritorno che ha il valore di una restituzione collettiva e che arricchisce il patrimonio del Teatro di Roma, completando un sistema di quattro sale — Argentina, India, Torlonia e Valle — unite da una visione culturale articolata e complementare.
Per il Valle si apre una nuova stagione, con un’identità precisa: diventare la Casa della Drammaturgia Contemporanea, un laboratorio di scrittura, produzione e confronto, capace di mettere in dialogo i grandi autori del Novecento con le nuove voci della scena teatrale.
Il ritorno alle origini: Pirandello inaugura il nuovo corso
Non poteva che essere la sua stessa storia a segnare il ritorno del Valle. Il sipario si rialza nel segno di Luigi Pirandello, con La sera della prima. Sei personaggi in cerca d’autore al Teatro Valle, spettacolo firmato da Francesco Piccolo, in scena dal 16 al 18 ottobre.
Il racconto riporta il pubblico al 9 maggio 1921, quando proprio su questo palcoscenico debuttarono i Sei personaggi in cerca d’autore. Una prima destinata a entrare nella leggenda, tra contestazioni, grida di «Manicomio!» e reazioni accese. Quella che sembrava una provocazione incomprensibile si sarebbe trasformata, in pochi mesi, in una delle rivoluzioni più importanti della storia teatrale.
Piccolo ricostruisce quella serata memorabile attraverso lo sguardo dell’autore, dei critici e degli spettatori, restituendo il clima di un evento che mise in discussione le certezze del pubblico e cambiò il linguaggio della scena.
La scelta non è soltanto un omaggio al passato, ma una dichiarazione d’intenti: il Teatro Valle vuole tornare a essere un luogo in cui il teatro sorprende, interroga e talvolta divide, proprio come accadde oltre un secolo fa.
Con la sua riapertura, Roma ritrova dunque molto più di una sala restaurata. Ritrova uno spazio di incontro e sperimentazione, dove la memoria diventa materia viva e la tradizione si apre al futuro. Perché il modo migliore di celebrare la storia di un teatro è permettergli, ancora una volta, di cambiare il presente.
Giancarlo Giove