Dal 20 al 25 ottobre un viaggio teatrale tra passione assoluta, desiderio e autodistruzione. Perché alcuni amori non salvano: incendiano
Ci sono amori che attraversano il tempo e altri che sembrano volerlo sfidare, anche a costo di distruggere tutto ciò che incontrano. È il caso di Heathcliff e Catherine, protagonisti di Cime tempestose, il celebre romanzo di Emily Brontë che torna a vivere sul palcoscenico della Sala Umberto dal 20 al 25 ottobre 2026, in un adattamento firmato da Gianni Clementi e diretto da Francesco Bellomo e Carmine De Amicis.
Prodotto da Virginy L’Isola Trovata, lo spettacolo esplora il lato più oscuro del sentimento amoroso, raccontando una passione che sfugge a ogni regola e si trasforma in una forza tanto irresistibile quanto devastante. Heathcliff e Catherine sono anime inseparabili eppure incapaci di trovare pace l’una nell’altra: si rincorrono, si feriscono, si allontanano, prigionieri di un legame in cui il desiderio convive con la rabbia e l’assenza diventa un’altra forma di tormento.
Una storia che, a distanza di quasi due secoli, parla anche al nostro presente. Nelle dinamiche di questa relazione si riconoscono le contraddizioni degli amori contemporanei, tra dipendenza emotiva, fughe improvvise e ritorni impossibili da evitare. Ma ridurre tutto alla definizione di amore tossico sarebbe limitante: quello di Heathcliff e Catherine è un sentimento che supera la ragione, divora le identità e rifiuta persino il confine definitivo della morte.
A tradurre questa tempesta interiore in immagini sceniche è un universo gotico e visionario, dove vento, ombre e silenzi diventano parte integrante del racconto. Le brughiere non sono soltanto un paesaggio, ma lo specchio di un’anima inquieta, un territorio emotivo in cui ogni ferita sembra destinata a lasciare un segno eterno.
Sul palco, Giulio Corso e Federica De Benedittis sono affiancati da Jun Ichikawa, Gabriele Giusti, Shaen Barletta e Massimiliano Vado. Scene di Carlo De Marino, costumi di Teresa Acone, coreografie di Carmine De Amicis e musiche di Vincenzo Di Bella contribuiscono a costruire una dimensione sospesa tra realtà e visione.
Cime tempestose non racconta un amore da imitare, ma una passione da attraversare, con tutta la sua bellezza feroce e le sue conseguenze. Perché forse è proprio questo il segreto della sua immortalità: ricordarci che non tutto ciò che è eterno è anche felice, e che esistono legami capaci di sopravvivere a ogni cosa, persino alla possibilità di essere vissuti.
Carla Curatoli