Al cinema dal 26 agosto distribuito da Universal Pictures
C’è qualcosa di irresistibilmente assurdo nel mondo di One Night Only – Quando tutto è possibile: in un’America che sembra aver trasformato la distopia in burocrazia quotidiana, anche il sesso tra adulti consenzienti è diventato una faccenda regolamentata dallo Stato. I single possono concedersi una sola notte di libertà all’anno, dal tramonto alle prime ore del mattino, e soltanto a patto di usare il preservativo. Sul polso, un biosensore tatuato controlla che nessuno faccia il furbo. Una sorta di La notte del giudizio, insomma, dove al posto delle mattanze c’è una gigantesca corsa collettiva al sesso.
È dentro questa premessa tanto bizzarra quanto perfetta per una commedia romantica che Will Gluck costruisce il suo nuovo gioco sentimentale. E, sorprendentemente, il film non si perde nel paradosso della propria idea di partenza: la usa come un enorme meccanismo narrativo per parlare, con leggerezza, di desiderio, solitudine e soprattutto della difficoltà di riconoscere l’amore quando lo si ha davanti.
Owen è un pizzaiolo newyorkese scrupoloso, innamorato e pronto a trasformare la notte proibita in una proposta di matrimonio. Ha perfino l’anello. Peccato che la sua fidanzata Malika abbia già un programma diverso: vuole trascorrere quella notte con il vicino di casa. Dall’altra parte della città c’è Allie, cantante dalla voce troppo bella per i ridicoli jingle pubblicitari che le tocca incidere, sentimentalmente più romantica di quanto vorrebbe ammettere. Lei non cerca semplicemente una notte di sesso: vorrebbe trovare qualcuno con cui cominciare una storia vera.
Il destino, naturalmente, decide di metterli sulla stessa strada. E poi di separarli. E di farli incontrare di nuovo. E di separarli ancora.
È proprio questo continuo gioco del gatto e del topo a dare ritmo al film. Owen e Allie si sfiorano, si perdono, si ritrovano nei luoghi più improbabili di una Manhattan trasformata per una notte in un gigantesco mercato del desiderio. Tutti sembrano avere fretta di consumare l’unica occasione concessa dall’anno; loro, invece, finiscono per passare la notte a parlare. Una contraddizione che diventa la vera trovata romantica del film: mentre il mondo corre verso il sesso, loro scoprono lentamente l’intimità.
Callum Turner e Monica Barbaro sono il motivo principale per cui il meccanismo funziona. Turner dà a Owen un equilibrio particolarmente efficace fra goffaggine, fascino e vulnerabilità: è il classico bravo ragazzo che potrebbe sembrare troppo perfetto, ma che l’attore riesce a rendere simpaticamente spaesato. Barbaro, invece, sorprende per tempi comici e naturalezza. Dopo aver mostrato le proprie qualità drammatiche e musicali, si rivela una protagonista da commedia romantica decisamente convincente. Insieme hanno quella qualità indispensabile al genere: sembrano divertirsi a stare nella stessa scena.
Il loro corteggiamento, però, non passa attraverso le scorciatoie abituali. Non c’è il classico colpo di fulmine seguito da una serie di equivoci: qui il colpo di fulmine arriva, ma il film lo trasforma in una lunga partita a nascondino. Ogni volta che sembra arrivato il momento giusto, qualcosa interviene a mandare tutto all’aria. E proprio questa frustrazione diventa fonte di comicità.
La trovata più riuscita è forse la caccia al preservativo. In una notte in cui l’intera Manhattan ha deciso di fare sesso contemporaneamente, i profilattici diventano merce introvabile e la ricerca di una confezione assume i contorni di un’avventura surreale. È uno dei momenti in cui One Night Only dimostra di sapere sfruttare davvero la propria premessa, invece di usarla soltanto come decorazione.
Will Gluck dirige con mano leggera e ritmo sostenuto, lasciando che la città diventi un personaggio aggiuntivo: una New York notturna, caotica, sentimentale e continuamente attraversata da coppie che consumano la loro annuale libertà mentre i due protagonisti cercano qualcosa di molto meno programmabile. La regia non nasconde il proprio amore per la commedia romantica classica e dissemina il film di riferimenti, citazioni e piccoli omaggi.
Il fantasma di Un amore splendido aleggia soprattutto sull’idea dell’incontro destinato a compiersi e sul sogno dell’Empire State Building come luogo privilegiato dell’amore cinematografico. Ma c’è anche il cinema di Nora Ephron, evocato e insieme aggiornato: soltanto che nell’America di One Night Only l’insonnia non nasce più dall’attesa romantica, bensì da una società che ha deciso di regolamentare perfino la sfera più privata dell’esistenza.
La satira avrebbe potuto spingersi molto più lontano. Il film sfiora infatti una premessa inquietante — cosa significa vivere in una società nella quale lo Stato stabilisce quando puoi fare sesso? — per poi preferire quasi sempre la strada della favola sentimentale. È una scelta comprensibile, ma anche il limite dell’operazione: la distopia rimane sullo sfondo, addomesticata fino a diventare il carburante di una romcom.
A compensare ci pensa una quantità sorprendente di apparizioni e camei, da Molly Ringwald e LeVar Burton a volti noti del cinema e della serialità, fino alle fugaci presenze di Glen Powell e Sydney Sweeney, che strizzano l’occhio al precedente successo romantico di Gluck, Tutti tranne te. E c’è anche spazio per piccoli momenti di irresistibile disagio affidati a interpreti come Nicholas Braun, capaci di rubare la scena anche in pochi secondi.
Meno felice, invece, l’insistenza del product placement, talvolta così evidente da interrompere la naturalezza della storia. È il classico dettaglio che ricorda allo spettatore di trovarsi davanti a un prodotto commerciale proprio quando il film vorrebbe farlo credere dentro una favola.
La musica, al contrario, contribuisce a definire l’identità del film. Le canzoni sono numerose e trasformano progressivamente la notte di Owen e Allie in qualcosa che assomiglia a un musical sentimentale mascherato da commedia. E proprio qui emerge un’altra delle qualità di One Night Only: la capacità di non prendere completamente sul serio né la propria distopia né i propri cliché.
Perché, alla fine, il vero bersaglio del film non è il sesso. È la fretta. Fretta di consumare, di scegliere, di trovare qualcuno, di dare un significato a una notte prima che finisca. Owen e Allie, quasi per errore, fanno l’opposto: perdono tempo. Ed è proprio perdendo tempo che imparano a conoscersi.
Così, quando l’alba arriva e la gigantesca parentesi di libertà concessa dal governo sta per chiudersi, il film ha già spostato il proprio centro di gravità. Non importa più chi abbia trovato un partner, chi abbia fatto sesso o chi abbia rispettato le regole. La vera trasgressione di Owen e Allie è essersi concessi qualcosa che nessuna legge può programmare: la possibilità di innamorarsi.
One Night Only non vuole essere la nuova grande commedia romantica americana e probabilmente non ha la profondità per diventarlo. Ma conosce perfettamente le regole del genere, le usa con intelligenza e, soprattutto, trova in Callum Turner e Monica Barbaro due interpreti capaci di trasformare una premessa folle in una storia sorprendentemente tenera.
Una notte soltanto, dunque. Ma abbastanza lunga per capire che il sesso può avere un calendario, l’amore decisamente no.
Paola Canali