Dal 2 ottobre al 9 maggio 2027 il teatro di via Prenestina accende tre sale e attraversa prosa, danza, musica, commedia, nuove scritture e performance. Tra festival, formazione e ricerca, una stagione che mette in dialogo generazioni e linguaggi
Cinquantquattro titoli per raccontare un teatro che non vuole stare fermo. È questa la scommessa dello Spazio Diamante, che ha presentato nella sede di via Prenestina 230 la stagione 2026/2027: un cartellone lungo oltre sette mesi, dal 2 ottobre al 9 maggio 2027, costruito dalla direzione artistica di Alessandro Longobardi come una sorta di atlante della scena contemporanea.
Tre sale – Black, White e Grey – diventano così altrettanti punti di osservazione su un panorama artistico in continuo movimento. La prosa resta uno dei cardini della programmazione, ma intorno prende forma una costellazione di danza, musica, commedia, performance, festival, nuove scritture e proposte dedicate alla formazione e all’inclusione. Un programma pensato non soltanto per presentare spettacoli, ma per creare occasioni di incontro tra artisti, spettatori e generazioni differenti.
Si comincia con “Interazioni”
Il sipario sulla nuova stagione si alza dal 2 al 4 ottobre con Interazioni Festival 2026 – Re-incanto, progetto di Chiasma diretto da Salvo Lombardo e promosso da Roma Capitale nell’ambito di Roma Creativa 365.
Tre giornate in cui lo Spazio Diamante cambia pelle e mette in circolo performance, danza, proiezioni e dj-set. Un esordio che contiene già una delle parole chiave dell’intero cartellone: contaminazione. I linguaggi non vengono semplicemente accostati, ma chiamati a dialogare, sovrapporsi e produrre nuove forme di esperienza per il pubblico.
Nel corso della stagione tornerà anche In Altre Parole, giunto alla sua ventunesima edizione, con una nuova attenzione alla drammaturgia internazionale e testi inediti provenienti da Spagna, Ucraina e Repubblica Ceca.
E se il teatro vuole parlare a tutti, deve naturalmente cominciare dai più piccoli. Per questo torna Il Diamante dei Piccoli, rassegna dedicata alle bambine e ai bambini dai 3 ai 10 anni, sostenuta anche dal Municipio V di Roma Capitale.
Dalla scena contemporanea alla poesia detta ad alta voce
A comporre e presentare le diverse anime del cartellone sono Lorenzo Gioielli, Alessia Gatta, Rossella Marchi e Giampiero Cicciò, quattro sguardi che contribuiscono a disegnare una stagione volutamente plurale.
Lorenzo Gioielli, direttore della STAP Brancaccio, cura insieme a Piero Di Blasio l’undicesima edizione de I Classici del Secolo Futuro, progetto che torna a interrogare i grandi testi attraverso la sensibilità del presente.
La danza contemporanea trova invece casa con Futuro Roma, arrivato alla sesta edizione e affidato ad Alessia Gatta. Un appuntamento che guarda ai corpi, alle nuove grammatiche del movimento e agli artisti capaci di trasformare lo spazio scenico in un luogo di ricerca.
C’è poi la parola, nella sua forma più diretta, ritmica e performativa, con Vocifero, progetto firmato da Rossella Marchi e dedicato alla Slam Poetry. Alla stessa curatela fanno capo anche la quarta edizione di Officine Teatrabili e Grattacielo – Pelle di fiaba, ulteriori tasselli di una programmazione che sceglie di non separare il teatro dalle altre forme della creatività contemporanea.
Un cartellone di nomi e visioni
Dentro questo mosaico trovano spazio artisti e compagnie dalle esperienze e dai linguaggi differenti. Tra i protagonisti annunciati figurano Elio De Capitani, Daniele Timpano, Ivan Castiglione, Gioia Salvatori, Joele Anastasi, Riccardo D’Alessandro, Eleonora Danco, Carrozzeria Orfeo, Teatrodilina, Michele Savoia, Alessio Ingravalle e le Ladyvette.
Un elenco che restituisce bene la filosofia del nuovo cartellone: accanto a personalità consolidate convivono percorsi più giovani, compagnie, autori e interpreti che lavorano sulle frontiere della scena, sulle nuove forme della narrazione e sulla possibilità di raggiungere pubblici diversi.
È proprio questa alternanza, tra riconoscibilità e scoperta, uno degli elementi distintivi della stagione 2026/2027. Lo Spazio Diamante non si presenta soltanto come un luogo dove assistere a uno spettacolo, ma come un ecosistema culturale nel quale prosa, danza, musica e parola possono incontrarsi e generare cortocircuiti.
La chiusura è affidata alla ricerca
A raccogliere il testimone negli ultimi giorni della stagione sarà Festival InDivenire, in programma dal 26 aprile al 9 maggio 2027.
Diretto da Giampiero Cicciò su progetto di Alessandro Longobardi, il festival sarà dedicato alla ricerca, alle nuove scritture e agli artisti emergenti. Una conclusione che è anche una dichiarazione d’intenti: dopo aver attraversato generi, linguaggi e generazioni, la stagione sceglie di chiudersi guardando a ciò che ancora non ha una forma definitiva.
“InDivenire”, del resto, è la condizione stessa della scena contemporanea: un teatro che si costruisce mentre accade, che mette alla prova le proprie certezze e lascia spazio all’inaspettato.
E dopo lo spettacolo, il teatro continua
La presentazione della stagione ha segnato anche l’inaugurazione di Retroscena, il nuovo bar dello Spazio Diamante. Non un semplice servizio aggiuntivo, ma un luogo pensato per prolungare l’esperienza dello spettacolo, favorendo la conversazione e la socialità prima e dopo la rappresentazione.
È forse proprio qui che si trova il filo rosso dei 54 titoli: fare del teatro non soltanto un luogo di visione, ma uno spazio di relazione.
Dal 2 ottobre al 9 maggio, le tre sale Black, White e Grey saranno dunque attraversate da artisti affermati e nuove voci, compagnie, danzatori, performer, autori e giovani spettatori. Un programma che prova a trasformare la varietà in identità e la contaminazione in una precisa idea di cultura.
Lo Spazio Diamante riparte così con una stagione ambiziosa: 54 titoli, oltre sette mesi di programmazione e una domanda semplice ma tutt’altro che scontata — che cosa può ancora diventare il teatro quando decide di aprire le porte a linguaggi, pubblici e generazioni differenti?
Alberto Leali