Al cinema dal 15 ottobre con Eagle Pictures
A volte non basta avere tutte le carte in mano per vincere la partita. Street Fighter lo dimostra ancora una volta, arrivando al cinema con un universo ricco di personaggi iconici, combattimenti spettacolari e un’eredità videoludica che non ha certo bisogno di presentazioni.
Eppure, tra nostalgia e ambizioni disattese, il film di Kitao Sakurai finisce per trasformare una grande opportunità in un’occasione solo parzialmente sfruttata. Al centro della storia troviamo Ryu (Andrew Koji) e Ken (Noah Centineo), due combattenti divisi dal tempo e dalle scelte, destinati a ritrovarsi in occasione di un nuovo World Warrior Tournament. Tra complotti, vecchi rancori e incontri all’ultimo colpo, la strada sembra quella giusta. Il problema è tutto ciò che accade lungo il percorso.
Visivamente, Street Fighter ha personalità da vendere. I colori accesi, le esagerazioni volutamente sopra le righe e le sequenze animate in 2D dimostrano una sincera attenzione per l’eredità videoludica della serie. Proprio l’animazione, in alcuni momenti, riesce a restituire quell’energia che le scene in live action faticano a raggiungere. Anche i combattimenti regalano qualche soddisfazione, tra mosse iconiche e richiami che faranno sorridere i fan di lunga data.
Peccato che, fuori dal ring, il film perda progressivamente equilibrio. Il montaggio appare frettoloso, la narrazione procede a strattoni e diversi personaggi finiscono intrappolati in una caratterizzazione superficiale. A peggiorare le cose interviene un’ironia onnipresente, che sembra voler strappare una risata a ogni costo, sacrificando tensione e credibilità.
Se tutto diventa una battuta, persino lo scontro più importante rischia di perdere peso. E a proposito di avversari, manca soprattutto un antagonista capace di lasciare il segno. Il torneo dovrebbe essere una sfida memorabile, un confronto tra personalità e poteri fuori dal comune; invece, troppo spesso, sembra soltanto un’occasione per accumulare citazioni senza costruire momenti davvero indimenticabili.
Il merito di Sakurai è quello di non voler trasformare Street Fighter in un anonimo film d’azione, cercando invece di abbracciarne la natura colorata, assurda e spettacolare. L’affetto per il franchise si percepisce, così come qualche intuizione capace di accendere l’entusiasmo. Ma la fedeltà estetica non basta quando ritmo, scrittura e gestione del cast non riescono a tenere il passo. Il risultato è un popcorn movie godibile a tratti, sostenuto dalla nostalgia e da qualche lampo visivo, ma incapace di diventare il grande adattamento che la saga meriterebbe.
Verdetto: Street Fighter è un’occasione sprecata, un concentrato di buone intuizioni frenate da scelte discutibili. Un film che sa come evocare il ricordo di una partita in sala giochi, ma dimentica ciò che la rendeva indimenticabile: la voglia irresistibile di arrivare fino all’ultimo round.
Ilaria Berlingeri