Sette concerti a Villa Borghese dal 24 ottobre al 1° novembre e poi il ritorno ai Fori Imperiali nel 2027. Il cantautore annuncia il progetto Frammenti e prepara l’ultimo grande capitolo della sua storia live, con un sogno ancora nel cuore: tornare a cantare a Centocelle
Ci sono città che fanno da sfondo a una carriera e città che, invece, sono la carriera. Per Claudio Baglioni Roma è entrambe le cose. È il luogo in cui tutto è cominciato, quello dei primi palchi e dei sogni di un ragazzo di periferia, ma anche il teatro delle grandi svolte, delle folle oceaniche e degli appuntamenti destinati a entrare nella memoria della musica italiana.
Ora il cerchio torna a chiudersi proprio nella sua città.
Ospite in Campidoglio del sindaco Roberto Gualtieri e dell’assessore Alessandro Onorato, Baglioni ha presentato il progetto Frammenti, legato al grande percorso del GRANDTOUR LaVitaÈAdesso. Il primo appuntamento sarà ancora una volta a Roma: sette serate a Piazza di Siena, a Villa Borghese, dal 24 ottobre al 1° novembre con Che Notte è Questa!. Un ritorno carico di significati, perché proprio quel luogo, il 24 ottobre 1982, fu teatro di Alé-Oo, il concerto che portò nella capitale circa 250mila persone e trasformò definitivamente il rapporto tra la grande musica italiana e gli spazi aperti.
Quarantacinque anni dopo, Baglioni tornerà dunque nello stesso luogo con un bagaglio artistico completamente diverso. «Rispetto ad allora il repertorio si è molto espanso», racconta, spiegando però di non voler trasformare il nuovo spettacolo in una celebrazione nostalgica. Di quelle immagini giovanili, confessa, guarda ormai soltanto la copertina del disco: «Non so più chi sia quel tizio sul palco con i capelli lunghi e la camicia bianca».
La memoria, insomma, non sarà la protagonista dello show. Lo sarà il presente.
Baglioni sarà impegnato in 50 concerti nell’arco di 80 giorni, in un viaggio attraverso l’Italia destinato a concludersi ancora a Roma il 23 ottobre 2027, con Che Notte è Questa! Il Ritorno, ai Fori Imperiali. Sarà quello, ha annunciato, l’ultimo live di questa tipologia. Non una semplice uscita di scena, ma la conclusione di un lungo percorso iniziato sessant’anni fa.
«Sono 60 anni che giochiamo con la musica, i colori, le luci. Io ho giocato per sessant’anni», dice Baglioni. E proprio il verbo “giocare” restituisce la misura con cui l’artista guarda alla propria storia: senza malinconia ostentata e senza la tentazione di trasformare il passato in un monumento.
Eppure Roma rimane il filo rosso.
Nel raccontare la sua geografia personale, Baglioni snocciola luoghi apparentemente lontanissimi tra loro: dagli stadi al Gianicolo, dal Pincio al Quarticciolo, dal Foro Italico al Vaticano, fino a un carcere, un’università e persino agli alberi. Ma due sono le tappe che identifica come autentici punti di svolta: Villa Borghese nel 1982 e, più avanti, i Fori Imperiali.
«Sono nato a Roma, sono romano di seconda generazione», precisa. E quel concerto del 1982, spiega, rappresentò la fine della prima parte della sua vita professionale, quella iniziata con Questo piccolo grande amore. Pochi giorni dopo arrivò anche un gesto simbolico: si tagliò i capelli. Un modo concreto per segnare il passaggio verso una nuova stagione artistica ed esistenziale.
Oggi, però, il futuro passa anche dal luogo delle origini. Tra i desideri ancora nel cassetto c’è infatti Centocelle, il quartiere della periferia romana dove Baglioni vorrebbe tornare a cantare.
È un ricordo che affonda nell’adolescenza, quando il sogno sembrava ancora troppo grande per un ragazzino di periferia. A 13 anni partecipò a un concorso nella piazza del suo rione. Il padre gli scelse una canzone di Paul Anka e lui la provò per una settimana davanti allo specchio, studiando persino i movimenti del corpo. Lo zio, non comprendendo quelle strane prove, commentò ironicamente con la madre che si vedeva che il ragazzo muoveva… «l’anca».
È da quel ragazzo che, in fondo, riparte il viaggio.
Anche per questo il prossimo appuntamento romano non sarà soltanto una sequenza di canzoni. Baglioni promette uno spettacolo costruito nei dettagli, con una scaletta precisa e senza improvvisazioni nostalgiche. «Mentirei se dicessi che mi tremano le gambe e la voce», ammette, «ma quello che so è che voglio fare bene».
La sua idea di addio, poi, è tutt’altro che solenne. «Sarà un concerto non celebrativo», assicura con ironia, aggiungendo una regola per il pubblico: «Sarà possibile fare tutto tranne andarsene prima».
Perché, nonostante sei decenni di palcoscenico, c’è una cosa che non è cambiata: l’emozione. «Mi emoziono sempre», confessa Baglioni. E subito aggiunge la frase che potrebbe diventare la chiave dell’intero progetto: «Faccio in modo che ogni sera non sia una sera, ma questa sera per tutto il mio pubblico».
È forse questo il senso di Frammenti: non mettere in ordine una carriera, ma raccoglierne i momenti, le città, le canzoni e i ricordi per trasformarli ancora una volta in futuro.
E alla fine del viaggio, dopo gli stadi, le piazze, Villa Borghese e i Fori Imperiali, resta un desiderio semplice e potentissimo: tornare a Centocelle, là dove il sogno aveva appena cominciato a prendere voce.
[ph. Angelo Trani]
Alessandra Broglia