In scena dal 14 al 18 ottobre con gli attori della Compagnia dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”
Cosa succede quando il futuro promesso dal denaro si trasforma, da un giorno all’altro, in un precipizio? E quando il sogno di una prosperità senza fine si rivela soltanto una gigantesca illusione? A queste domande risponde L’orologio americano, il testo di Arthur Miller che Elio De Capitani porta in scena trasformando una delle più drammatiche pagine della storia statunitense in un affresco teatrale sorprendente, visionario e di bruciante attualità.
Ambientata nell’America travolta dalla Grande Depressione, l’opera ci conduce dentro il terremoto economico e sociale seguito al crollo di Wall Street del 1929. Ma non è soltanto la cronaca di una crisi finanziaria: è il racconto di vite improvvisamente capovolte, di privilegi che evaporano, di famiglie costrette a reinventarsi e di una società che scopre quanto possa essere fragile la promessa del benessere. Al centro, la famiglia Baum, un tempo agiata e poi precipitata nell’indigenza, diventa il simbolo di una collettività smarrita, mentre una moltitudine di personaggi restituisce il volto umano di un’intera nazione.
Per raccontare questa caduta, De Capitani sceglie una strada insolita: un circo teatrale sospeso tra Bertolt Brecht e Federico Fellini, dove il cabaret si mescola alla tragedia e la maschera del clown rivela, dietro il sorriso, le inquietudini dell’essere umano. Il risultato è un universo scenico in continuo movimento, popolato da figure grottesche, musiche eseguite dal vivo e improvvisi cambi di prospettiva. Una macchina teatrale che trasforma la crisi in spettacolo, senza mai nasconderne la ferocia.
Scritto nel 1980, L’orologio americano rappresenta una delle prove più sperimentali di Miller: una drammaturgia corale che supera i confini del dramma familiare per mettere sotto accusa i meccanismi del potere economico e le responsabilità della politica. Un’opera che guarda al passato per interrogare il presente, ricordandoci quanto sia pericoloso scambiare la crescita per una certezza e il profitto per una garanzia di felicità.
In scena, gli attori e le attrici della giovane Compagnia dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, protagonisti di una sfida collettiva che unisce generazioni, linguaggi e competenze. La produzione nasce dalla collaborazione tra l’Accademia e il Teatro dell’Elfo, con il contributo dell’Accademia di Brera. La traduzione è di Cristina Viti, le scene e i costumi sono firmati da Carlo Sala, mentre Mario Arcari compone ed esegue dal vivo le musiche originali.
Con L’orologio americano, il teatro si fa specchio deformante del mondo: diverte, disorienta e, dietro la leggerezza del vaudeville, lascia affiorare domande scomode. Perché gli ingranaggi della storia continuano a girare, ma non sempre sappiamo chi li governa. E quando l’orologio della prosperità smette di funzionare, a pagare il prezzo più alto sono quasi sempre le persone.
Uno spettacolo di grande respiro, in cui il passato americano diventa una lente per leggere le fragilità del presente.
Alberto Leali