Quattro serate-evento tra teatro, giornalismo e coscienza civile per rileggere i grandi casi irrisolti d’Italia e riflettere sulle zone d’ombra del sistema giudiziario
Il Teatro di Roma inaugura Le Verità Sospese, un progetto ideato dal direttore artistico Luca De Fusco e curato dai giornalisti Alessandro Barbano e Goffredo Buccini, con la conduzione di Anna Ammirati e la redazione di Simona Musco.
Dal 9 dicembre 2025 al 21 aprile 2026, il Teatro Torlonia si trasforma in una tribuna civile: uno spazio di confronto aperto e critico dove il teatro incontra la giustizia, la memoria e il dibattito pubblico.
Il ciclo propone una rilettura di quattro casi emblematici della recente storia italiana, non per “rifare i processi”, ma per esplorare i dubbi, gli errori, le zone grigie e le verità rimaste in sospeso, cercando un dialogo fra diritto, opinione pubblica e coscienza democratica.
CALENDARIO DEGLI INCONTRI
- 9 dicembre 2025 – L’onore di un generale (Il caso Mori)
- 20 gennaio 2026 – Alla Sapienza, una mattina (Il caso Marta Russo)
- 17 marzo 2026 – Suicidio d’accusa (Il caso Moroni)
- 21 aprile 2026 – Hotel Champagne (Il caso Palamara)
La serata inaugurale, dedicata al caso Mori, vedrà la partecipazione del Generale Mario Mori, trasformando l’apertura in un evento di altissimo profilo civile e istituzionale.
Un teatro che indaga le verità sospese
L’iniziativa nasce con una precisa vocazione civile: riportare al centro dell’attenzione collettiva le fratture tra verità processuale, verità mediatica e percezione pubblica. Ogni incontro diventa un’arena di confronto, dove Barbano e Buccini mettono in dialogo visioni e interpretazioni differenti, accompagnando il pubblico nel cuore di quattro vicende che hanno segnato la fiducia degli italiani nella giustizia.
L’obiettivo è sviluppare uno sguardo critico, soprattutto nelle generazioni più giovani, sulle dinamiche di potere interne alla magistratura, sui limiti dell’inchiesta giudiziaria e sull’impatto delle narrazioni mediatiche.
SINOSSI DEI CASI
L’onore di un generale – Il Caso Mori
Mario Mori, protagonista della stagione antimafia e tra gli artefici dell’arresto di Totò Riina, diventa nel tempo figura controversa: indagato per la mancata perquisizione del covo di Riina, per il presunto favoreggiamento di Provenzano e per la cosiddetta trattativa Stato–mafia. Tre processi, tre assoluzioni, ma un’eredità complessa che rivela le tensioni tra apparati dello Stato, magistratura e lotta alla criminalità.
Alla Sapienza, una mattina – Il Caso Marta Russo
Nel 1997 la studentessa Marta Russo viene colpita da un proiettile all’interno dell’Università La Sapienza. Nessuna arma ritrovata, dinamica incerta, movente assente. Nonostante l’assenza di prove materiali, gli assistenti Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro vengono condannati per omicidio colposo e favoreggiamento. Un caso che resta ancora oggi uno dei simboli più discussi di verità giudiziarie fragili e processi costruiti su indizi inconsistenti.
Suicidio d’accusa – Il Caso Moroni
Sergio Moroni, deputato socialista travolto da Mani Pulite, si toglie la vita nel 1992 dopo due avvisi di garanzia. Nella lettera indirizzata a Giorgio Napolitano denuncia un clima di pressione e di processi mediatici che travolgono reputazioni e famiglie. La sua morte diventa una delle ferite più profonde di quella stagione giudiziaria, emblema del conflitto tra giustizia e politica.
Hotel Champagne – Il Caso Palamara
Luca Palamara, già presidente dell’ANM, viene travolto nel 2019 dal trojan installato sul suo telefono, che rivela conversazioni sulle nomine dei vertici delle procure. Da qui esplode lo scandalo dell’Hotel Champagne, che mette a nudo gli equilibri interni al CSM. Radiato nel 2020, patteggia nel 2023 per traffico di influenze. Un caso che scoperchia il funzionamento delle correnti della magistratura e le sue fragilità sistemiche.
Le Verità Sospese è dunque un viaggio teatrale nella memoria giudiziaria del Paese: un invito a interrogarsi su ciò che resta fuori dalle sentenze, sulle verità non dette e sulle fratture che ancora attraversano la nostra democrazia.
Alberto Leali