Due film, due date evento e una verità che continua a colpirci: il cinema di Nanni Moretti non appartiene al passato, ma alle nostre inquietudini di oggi
Ci sono film che invecchiano. E poi ci sono quelli che sembrano aspettare il momento giusto per tornare a parlarci. Bianca e La messa è finita appartengono a questa seconda categoria: opere che attraversano il tempo senza perdere forza, lucidità e capacità di raccontare le crepe dell’animo umano.
Mentre i due titoli continuano il loro percorso nelle sale italiane con un entusiasmo che conferma quanto il pubblico abbia ancora bisogno dello sguardo di Nanni Moretti, arrivano anche nei The Space Cinema con nuove proiezioni evento, comprese alcune programmate in fascia mattutina. La messa è finita sarà proiettato il 31 maggio e il 1° giugno, mentre Bianca arriverà il 7 e l’8 giugno.
Non si tratta semplicemente di una riproposta celebrativa. Rivedere oggi questi film significa entrare ancora una volta dentro un cinema che continua a interrogare il presente con impressionante precisione. Moretti aveva intuito molto prima degli altri il cortocircuito emotivo di una generazione incapace di smettere di analizzarsi, di cercare risposte, di inseguire un equilibrio impossibile tra bisogno d’amore e paura del fallimento.
I protagonisti dei suoi film non sono mai eroi rassicuranti. Sono individui fragili, ossessivi, spesso disallineati rispetto al mondo che li circonda. Parlano troppo o troppo poco, inciampano nelle relazioni, trasformano ogni gesto quotidiano in una questione morale. Eppure proprio in quella vulnerabilità c’è la loro straordinaria modernità.
Bianca resta un viaggio febbrile dentro il desiderio di controllo, la solitudine e l’incapacità di accettare l’imprevedibilità dei sentimenti. La messa è finita, invece, osserva con disarmante delicatezza il vuoto emotivo, la crisi delle relazioni e la difficoltà di trovare un posto dentro una società sempre più smarrita.
A colpire ancora oggi è la capacità di Moretti di rendere politico ciò che sembra intimamente personale. Le sue nevrosi private diventano fotografia collettiva, i silenzi raccontano un Paese intero, le fragilità individuali si trasformano nel riflesso di un’Italia che continua a oscillare tra disillusione, desiderio di appartenenza e bisogno disperato di autenticità.
Per questo il ritorno in sala di Bianca e La messa è finita non ha il sapore nostalgico delle operazioni revival. È piuttosto un’occasione rara: quella di riscoprire due film che, a distanza di decenni, continuano a fare ciò che il grande cinema dovrebbe sempre fare — metterci a disagio, costringerci a guardarci dentro e ricordarci chi siamo diventati.
Alberto Leali