Presentato in anteprima ad Alice nella Città e dal 16 ottobre al cinema con Vision Distribution
E se per imparare ad amare fosse necessario dimenticare tutto ciò che siamo stati? Da questa domanda prende forma Se ami qualcuno dillo, esordio alla regia di Marco Bonini, tratto dal suo omonimo romanzo. Una storia che mette a nudo le fragilità maschili e prova a raccontare quanto possa essere difficile pronunciare, ma soprattutto dimostrare, la parola più semplice del mondo: amore.
Sergio, interpretato da Edoardo Leo, è un uomo abituato a tenere i sentimenti a distanza. Un malore improvviso lo trascina in coma e, al risveglio, qualcosa in lui sembra essersi spezzato, o forse finalmente ricomposto. Più vulnerabile, spontaneo e affettuoso, Sergio torna a guardare il mondo con gli occhi di un bambino. Intorno a lui si ritrovano la compagna Gabriella, l’ex moglie Alba e il figlio Giulio, in un intreccio di vecchie ferite, gelosie e occasioni mancate.
Bonini costruisce un racconto sospeso tra commedia e dramma familiare, affidandosi alla memoria, alle immagini del passato e a una Roma in cui certi luoghi sembrano custodire il tempo meglio delle persone. L’intenzione è sincera: suggerire che anche una frattura dolorosa possa diventare l’inizio di una seconda possibilità. Ma proprio quando la storia dovrebbe scavare più a fondo, il film tende a smussare gli angoli, alternando momenti di tenerezza a situazioni forzate e passaggi sentimentali fin troppo sottolineati.
Edoardo Leo affronta un personaggio che richiederebbe un equilibrio delicato tra innocenza e consapevolezza, ma la sua interpretazione appare a tratti più costruita che vissuta. Accanto a lui, Claudia Gerini e Giovanna Mezzogiorno danno corpo a due figure femminili divise tra amore, risentimento e bisogno di essere riconosciute, senza però riuscire sempre a sottrarsi a dinamiche caricaturali.
Se ami qualcuno dillo ha il merito di ricordarci che non è mai troppo tardi per cambiare, chiedere scusa o imparare a voler bene. Eppure, nel tentativo di farci ridere e commuovere, finisce per spiegare troppo ciò che avrebbe dovuto lasciarci sentire. Rimane così un film dalle buone intenzioni, attraversato da una malinconia che affiora senza mai diventare davvero profonda: perché certe rinascite, per arrivare al cuore, hanno bisogno di meno parole e di più verità.
Alessandra Broglia