Diretto da Paolo Strippoli, è in concorso alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Al cinema dall’8 ottobre con 01 Distribution
Una famiglia apparentemente perfetta, un segreto rimasto nascosto per vent’anni e una misteriosa donna capace di trasformare ogni desiderio in un prezzo da pagare. È questo il cuore de L’estranea, il nuovo film di Paolo Strippoli, presentato in concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Dopo essersi fatto conoscere per il suo cinema tra horror e fantastico, Strippoli porta sullo schermo una storia più intima e familiare, ma non per questo meno inquietante. Al centro del film ci sono il rapporto tra una madre e una figlia, il bisogno di controllo e soprattutto una domanda scomoda: quanto male siamo disposti a fare quando crediamo di agire per amore?
La storia comincia nel 2026, quando Anna Colonna (Jasmine Trinca) si presenta improvvisamente a casa della figlia Alice (Romana Maggiora Vergano), ormai adulta. Fuori infuria una tempesta e, nel corso di quella notte, la madre decide di raccontarle una verità che ha tenuto nascosta per due decenni. Per comprendere ciò che è accaduto bisogna tornare al 1999, nella Bari dell’alta borghesia. Anna e Walter (Adriano Giannini) sembrano avere tutto: una famiglia rispettabile, una bella casa e due figli con un futuro apparentemente già scritto. Tobia (Andrea Genovese) è una giovane promessa del calcio, mentre Alice viene avviata verso il mondo dello spettacolo, anche per soddisfare le ambizioni che la madre non è riuscita a realizzare personalmente. L’equilibrio della famiglia viene però spezzato da un terribile incidente: la piccola Alice viene aggredita da un cane e rischia di perdere una gamba. È in questo momento di disperazione che Anna incontra una misteriosa donna, l’“estranea” del titolo, interpretata da Valeria Bruni Tedeschi.
L’estranea non è soltanto un film horror. Paolo Strippoli utilizza gli elementi del fantastico e del thriller per raccontare qualcosa di molto più concreto: l’ossessione dei genitori per il futuro dei figli e il desiderio di proteggerli a qualsiasi costo.
Uno degli aspetti più interessanti del film è proprio il personaggio di Anna. Jasmine Trinca interpreta una madre che, nel tentativo di salvare la propria famiglia, finisce progressivamente per perdere il controllo delle proprie scelte. Di fronte a lei, Valeria Bruni Tedeschi costruisce un personaggio enigmatico e inquietante. La sua estranea non è il classico demonio cinematografico: appare elegante, quasi rassicurante, e proprio per questo risulta ancora più disturbante.
Strippoli dimostra una notevole attenzione alla costruzione visiva. La pioggia, gli ambienti chiusi e l’alternanza tra passato e presente contribuiscono a creare un’atmosfera sempre più claustrofobica. La regia accompagna la progressiva disgregazione della famiglia attraverso immagini e suoni che rendono il quotidiano qualcosa di inquietante.
Il vero elemento terrificante, alla fine, non è tanto la presenza soprannaturale quanto l’incapacità degli esseri umani di accettare che non tutto può essere controllato. È proprio qui che il film trova la sua forza: nel trasformare l’amore familiare in una spirale di desideri, sacrifici e responsabilità dalla quale sembra impossibile uscire.
Federica Rizzo