Presentato fuori concorso a Venezia 83, arriva al cinema il 24 ottobre con 01 Distribution
Presentato fuori concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Nessun dolore, il nuovo film di Gianni Amelio, affronta il tema delle migrazioni attraverso una storia intima, fatta di incontri casuali, responsabilità e sensi di colpa.
A più di trent’anni da Lamerica, Amelio torna dunque su una delle questioni che hanno attraversato il suo cinema: il rapporto con l’altro, con lo straniero e con ciò che accade quando una realtà apparentemente lontana entra improvvisamente nella nostra vita. Al centro c’è un uomo comune, Davide, interpretato da Alessandro Borghi, costretto a fare i conti con le conseguenze delle proprie azioni.
Davide è un giovane libraio che lavora in una piazza di Roma vendendo libri usati. La sua vita cambia quando un immigrato nordafricano gli affida improvvisamente un bambino. Davide non è preparato ad accogliere quella responsabilità e cerca di liberarsi del piccolo. La situazione precipita e una sua scelta provoca un grave incidente. L’incontro con altre persone immigrate, tra cui una ragazza incinta conosciuta in ospedale, lo costringe a confrontarsi con una realtà che fino a quel momento aveva osservato da lontano. Ciò che inizialmente sembrava essere un problema degli altri diventa così una questione personale.
Nessun dolore sceglie di non trasformare il tema dell’immigrazione in un discorso puramente politico. Amelio parte dalla dimensione individuale e lascia che siano i rapporti tra i personaggi a mettere in discussione lo spettatore.
Alessandro Borghi costruisce un Davide chiuso, tormentato, spesso incapace di spiegare ciò che prova. Il suo personaggio attraversa il film quasi come un uomo sospeso tra il bisogno di espiare e l’impossibilità di cancellare ciò che è accaduto. La pellicola convince soprattutto quando rimane dentro questa zona ambigua.
Non tutto, però, funziona allo stesso modo. La sceneggiatura può apparire a tratti troppo costruita e alcuni passaggi risultano più simbolici che realistici.
Questa fragilità convive, però, con un’ambizione interessante. Nessun dolore non vuole essere soltanto un film sull’immigrazione: vuole interrogarsi sulla capacità degli esseri umani di riconoscere il dolore degli altri.
Amelio realizza un’opera più intima che spettacolare, che preferisce le domande alle risposte. Il risultato è un film che non sempre raggiunge la stessa intensità, ma che possiede il merito di affrontare un tema contemporaneo senza ridurlo a uno slogan.
Federica Rizzo