Un dramma intenso e attuale, che racconta il coraggio di due giovani donne contro un destino imposto
Nella Roma di fine anni Quaranta, ancora segnata dalle ferite della guerra e dalle ombre del patriarcato, prende vita Casa Lella, spettacolo vincitore del Premio per il miglior progetto Under 30 al Festival InDivenire 2025. In scena allo Spazio Diamante (sala black) il 13 e 14 gennaio 2026, il lavoro porta la firma drammaturgica di Giovanna Malaponti, che cura anche la regia insieme a Emanuele Baroni, e vede protagonista Claudia Ligorio, premiata come Miglior Attrice Emergente.
L’azione si svolge all’interno di una casa di piacere in via del Pellegrino, nel cuore della capitale. A governarla è la signora Lella, figura cinica e spietata, incarnazione di un sistema che riduce tutto a merce, affetti compresi. Il bordello è un microcosmo febbrile e crudele, frequentato da uomini in cerca di una breve evasione e animato da giovani prostitute scelte per bellezza, eleganza e capacità di soddisfare ogni richiesta. Dietro l’apparenza brillante, però, si muove un’umanità fragile, fatta di solitudine e sopravvivenza.
Tra queste donne ci sono Vita, detta “L’amorevole”, e Penelope, soprannominata “La Gatta”. Vita ha vent’anni, viene dalla Puglia ed è fuggita dalla miseria inseguendo un’idea quasi infantile dell’amore e della felicità. È aperta, tenera, bisognosa di affetto. Penelope, invece, ha solo diciassette anni ed è romana: ha rifiutato un matrimonio combinato e ha spezzato i legami con la famiglia. Dietro un atteggiamento ruvido e una corazza fatta di sigarette, chicchi di caffè e stornelli, nasconde una vulnerabilità profonda.
Le due sono opposte e complementari, unite da un’amicizia che diventa presto complicità e sostegno reciproco. In un ambiente che le vorrebbe isolate e silenziose, Vita e Penelope trovano l’una nell’altra una forma di resistenza: condividono il lavoro, si esibiscono insieme per i clienti, ma soprattutto costruiscono un legame che va oltre la semplice solidarietà, diventando un rifugio emotivo e un atto di ribellione.
L’equilibrio fragile che le tiene insieme viene spezzato dall’arrivo di Giorgio, militare cresciuto all’ombra del fascismo e di una cultura profondamente patriarcale. È lui a conquistare Vita, alternando gesti di apparente amore a esplosioni di violenza. Accecata dal bisogno di sentirsi scelta e amata, la giovane accetta di sacrificare tutto pur di inseguire quella promessa di felicità, anche a costo di ricominciare altrove una vita che rischia di essere una nuova prigione.
Nel frattempo Penelope, quasi senza accorgersene, scopre per la prima volta un sentimento autentico: l’amore per Vita. Un amore impossibile in un mondo che non prevede spazio per relazioni omosessuali, soprattutto per donne già marchiate dall’emarginazione. Il suo cuore che batte forte diventa il simbolo di un desiderio di libertà che non trova riconoscimento, ma che non può più essere negato.
Casa Lella affronta con lucidità e sensibilità temi ancora dolorosamente attuali: la violenza di genere, lo sfruttamento e l’oggettificazione del corpo femminile, l’impossibilità di vivere apertamente un amore non conforme, ma anche la forza che nasce dalla consapevolezza di sé e dalla lotta per l’indipendenza. Ogni gesto e ogni parola sono attraversati da emozioni contrastanti — fragilità, paura, passione, contraddizione — restituendo un affresco umano crudo e necessario, capace di parlare al presente attraverso una storia ambientata nel passato.
Con una scrittura tesa e una messa in scena essenziale, lo spettacolo trasforma una casa di piacere in uno spazio simbolico dove si riflettono le dinamiche del potere e della sopraffazione, ma anche la possibilità, seppur dolorosa, di scegliere chi essere. Un lavoro che conferma l’urgenza di nuove voci teatrali e la loro capacità di interrogare il nostro tempo.
Alberto Leali