Un viaggio poetico e viscerale lungo oltre quarant’anni di scrittura: tra memoria, politica e inquietudine, la parola diventa corpo e ritmo
Roma si prepara ad accogliere un evento teatrale fuori dagli schemi, capace di fondere poesia, autobiografia e performance in un’unica esperienza scenica. Il 2 aprile 2026, alle ore 21:00, il palco del TeatroBasilica ospiterà Poemi Focomelici – Sudicerie poetiche (1980–2024), il nuovo reading di Daniele Timpano, artista noto per la sua cifra ironica, provocatoria e profondamente personale.
Non si tratta di un semplice spettacolo, ma di un attraversamento esistenziale in forma poetica. Timpano dà voce — e corpo — a oltre quattro decenni di scrittura compulsiva, restituendo al pubblico una sorta di autobiografia in versi che si snoda tra ricordi intimi e tensioni collettive. Dalla tenera ingenuità di una letterina natalizia del 1980 fino alle crepe esistenziali della maturità, il percorso si dispiega come una stratificazione di pensieri, frammenti e ossessioni.
Al centro della scena, la parola: detta, respirata, incarnata. I versi si fanno gesto, ritmo, materia sonora. Accompagnato dalle musiche originali di Marco Maurizi, Timpano costruisce una partitura emotiva in cui il linguaggio si piega e si spezza, cercando una metrica possibile tra squilibri e deviazioni. Una “musica acefala”, come lui stesso la definisce, che trova senso proprio nella sua irregolarità.
Il progetto nasce dalla collaborazione con Elvira Frosini e prende forma a partire dalla raccolta pubblicata nel 2025. Ma il libro è solo il punto di partenza: sulla scena, quei testi diventano organismo vivo, attraversato da una tensione continua tra ironia e disincanto, tra rabbia politica e riflessione sulla finitudine.
Le “sudicerie poetiche” del titolo non sono altro che tracce, residui, materiali grezzi di una vita che si racconta senza filtri. È un invito al pubblico a farsi “giudice”, come suggerisce la citazione alfieriana che accompagna lo spettacolo, ma anche a lasciarsi colpire, quasi fisicamente, da una parola che non cerca consenso bensì confronto.
Con Poemi Focomelici, Timpano firma un lavoro radicale e necessario, capace di trasformare l’esperienza individuale in un terreno condiviso, dove il linguaggio diventa lo spazio fragile e potente dell’esistenza.
Roberto Puntato