Riapre il Valle, tornano i grandi maestri e nasce una nuova geografia culturale tra Argentina, India e Torlonia: oltre novanta titoli per trasformare Roma in un organismo scenico vivo e diffuso
Non è soltanto una stagione teatrale. È una dichiarazione d’identità. Un manifesto culturale che prova a ridefinire il rapporto tra teatro, città e comunità. Con lo slogan “Il teatro è VITA” — acrostico formato da Valle, India, Torlonia, Argentina — il Teatro di Roma presenta la stagione 2026/2027 come un grande progetto di rinascita artistica e civile. E il simbolo più potente di questa nuova fase è senza dubbio la riapertura del Teatro Valle, che dopo anni di silenzio torna finalmente al centro della scena romana diventando Casa della Drammaturgia Contemporanea.
L’annuncio, accolto come un momento storico durante la presentazione al Teatro Argentina, è stato accompagnato dalle parole del sindaco Roberto Gualtieri, che ha fissato simbolicamente la fine di una lunga attesa: il Valle riaprirà il 16 ottobre con La sera della prima – Sei personaggi in cerca d’autore al Teatro Valle, affidato a Francesco Piccolo. Un ritorno che non riguarda soltanto uno spazio restaurato, ma il recupero di una memoria collettiva e di una funzione pubblica del teatro.
Sotto la direzione artistica di Luca De Fusco, il Teatro di Roma costruisce una stagione da oltre novanta titoli, articolata come una vera mappa culturale. Ogni sala assume una propria identità precisa: l’Argentina custodisce il grande teatro di regia; l’India diventa laboratorio del presente; il Torlonia sceglie la dimensione raccolta della prossimità; il Valle si consacra alla nuova drammaturgia internazionale.
All’Argentina dominano i grandi maestri e il repertorio classico reinterpretato attraverso lo sguardo contemporaneo. Lo stesso De Fusco firma un dittico feroce e passionale con Otello, immaginato in un Sud coloniale, e Peccato che fosse una sgualdrina di John Ford. Arriverà poi Peter Stein con Platonov di Čechov, mentre Massimo Popolizio porterà in scena La pazzia di Re Giorgio di Alan Bennett. Il repertorio goldoniano rivivrà invece attraverso la sensibilità di Valerio Binasco con Una delle ultime sere di Carnovale. Tra gli appuntamenti più attesi figura anche Faust. Fatto, non detto di Romeo Castellucci, in dialogo con il Romaeuropa Festival.
Il nuovo cuore pulsante dello Stabile sarà però il Teatro Valle, che sceglie di inaugurare la sua nuova identità con autori e visioni capaci di raccontare il presente. Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni firmano Escaped Alone di Caryl Churchill; Silvia Costa mette in scena Memoria di ragazza tratto da Annie Ernaux; Daria Deflorian affronta la fragilità emotiva di Che dolore terribile è l’amore di Han Kang. Il percorso si completa con Studio sui Sei personaggi in cerca d’autore di Emma Dante e Bella figura di Yasmina Reza diretto da Lucia Rocco. Tra le ospitalità spiccano inoltre Casanova dell’infinita fuga di Ruggero Cappuccio, Dopo la prova con Gabriele Lavia e Stato contro Nolan di Alessandro Gassmann.
Il Teatro India continua invece a essere il luogo dove il presente entra in scena con maggiore urgenza. Qui Francesca Astrei affronta il tema dei siblings in Gli elefanti nella stanza; Jacopo Gassmann dirige The Body of an American di Dan O’Brien; Davide Sacco porta sul palco Lettera di una sconosciuta di Stefan Zweig. A questi si aggiunge Logorante, ma vivo di Arturo Armone Caruso, riflessione dedicata alla figura di Paolo Grassi e al senso stesso del teatro pubblico.
Più intimo e sperimentale il percorso del Teatro Torlonia, che trasforma la prossimità in linguaggio scenico. Qui trovano spazio i Racconti Romani diretti da Danilo Capezzani, Vita a rate di Riccardo Caporossi e l’esperimento partecipativo di Enrico Torzillo con Spettacolo politicamente scorretto, spettacolo che può essere interrotto direttamente dal pubblico.
Tra le novità più significative emerge anche Capitale Danza, festival affidato alla direttrice junior under 35 Lea Giamattei, che inserisce stabilmente la danza contemporanea nell’identità dello Stabile romano. A maggio 2027 arriveranno il coreografo francese Mehdi Kerkouche con Portrait, la prestigiosa Batsheva Dance Company con MOMO e le artiste palestinesi Marah Haj Hussein e Nur Garabli.
Ma il progetto del Teatro di Roma non si esaurisce sul palcoscenico. La nuova stagione punta infatti a trasformare i teatri in spazi permanenti di cittadinanza culturale. Incontri, percorsi divulgativi e attività trasversali attraverseranno l’intero anno con iniziative come Luce sull’archeologia, Tra psiche e mito, Che ne sarà di noi? e Il Teatro Valle: trecento anni di spettacoli. Centrale resterà anche il Laboratorio Integrato Piero Gabrielli, esperienza storica dedicata al rapporto tra teatro, scuola e disabilità.
In un tempo in cui molte istituzioni culturali oscillano tra intrattenimento e conservazione, il Teatro di Roma sembra scegliere una strada più complessa e ambiziosa: fare del teatro un organismo vivo, aperto, attraversabile. Non soltanto un luogo dove assistere a uno spettacolo, ma uno spazio dove una città torna a riconoscersi.
Alberto Leali