In scena dal 12 al 21 dicembre per la regia di Silvio Orlando
Al Teatro Quirino, dal 12 al 21 dicembre, Cardellino srl presenta La vita davanti a sé, spettacolo tratto dal celebre romanzo La Vie Devant soi di Romain Gary. A guidare il pubblico in questa storia indimenticabile è Silvio Orlando, protagonista e regista, affiancato da un ensemble musicale dal vivo che accompagna la narrazione con un tessuto sonoro delicato e commovente.
Pubblicato nel 1975 e portato sul grande schermo nel 1977, il romanzo di Gary – al centro di un acceso dibattito per l’assegnazione del Premio Goncourt – resta ancora oggi un’opera sorprendentemente contemporanea. Racconta la vita di Momò, un bambino arabo di dieci anni cresciuto nella Belleville multietnica, ospite della pensione di Madame Rosa: un’ex prostituta ebrea che si mantiene accudendo i figli “capitati per caso” alle colleghe più giovani. Tra miserie, slanci d’affetto e momenti di irresistibile ironia, prende forma un rapporto improbabile e struggente, capace di illuminare l’umanità fragile e dignitosa dei protagonisti.
Silvio Orlando entra nel romanzo con una naturalezza rara: ne restituisce la leggerezza, l’ironia e la ferita profonda attraverso lo sguardo limpido di Momò. Sul palco, le scene di Roberto Crea, le luci di Valerio Peroni e i costumi di Piera Mura compongono un ambiente essenziale ma vivido, dove ogni dettaglio contribuisce a far emergere la poesia del testo. La direzione tecnica è affidata a Luigi Flammia, con Christian Pizzingrilli alle luci, Gianrocco Bruno al suono, Vittorio Stasi al management e Maria Laura Rondanini all’organizzazione.
In un tempo in cui il mondo appare sempre più angusto e attraversato da tensioni legate a crisi economiche, flussi migratori e paure collettive, il teatro non può offrire risposte definitive. Può però raccontare storie capaci di restituire un volto, un nome, una voce a chi rischia di diventare semplice massa indistinta. La vita davanti a sé fa esattamente questo: illumina due esistenze marginali e, attraverso il loro abbraccio disperato e tenerissimo, ricorda quanto sia vitale riconoscere la complessità dell’altro.
Le ultime parole del romanzo di Gary diventano così il cuore pulsante dello spettacolo, quasi un monito per il presente: bisogna voler bene. Un invito semplice, potentissimo, che Orlando porta in scena con grazia, sincerità e una sorprendente forza emotiva.
Roberto Puntato