Un teatro ravvicinato e feroce che costringe lo spettatore a guardare dove la società ha voltato lo sguardo. Dal 27 gennaio al 1º febbraio
Arriva allo Spazio Diamante, nella sala White, Con la carabina di Pauline Peyrade, nella potente messa in scena di Licia Lanera, spettacolo pluripremiato ai Premi Ubu 2022 per la miglior regia e per il miglior testo straniero. In scena Danilo Giuva ed Ermelinda Nasuto, protagonisti di un lavoro che non concede tregua né allo sguardo né alla coscienza.
Il punto di partenza è una vicenda reale, tanto assurda quanto devastante: una bambina di undici anni che un tribunale francese ha giudicato consenziente rispetto alla violenza subita. Da questa ferita nasce una drammaturgia che salta avanti e indietro nel tempo, intrecciando l’infanzia e l’età adulta, il luna park e un appartamento, il gioco e la punizione. Due spazi apparentemente lontani che diventano speculari, accomunati da un unico denominatore: la violenza che si ripete, mutando forma ma non sostanza.
Il testo di Peyrade rifiuta semplificazioni morali. Non ci sono eroi né mostri chiaramente identificabili, ma un’indagine fredda e lucidissima sui meccanismi culturali che rendono possibile l’orrore. È proprio questa ambiguità, questa assenza di assoluzione, ad aver spinto Lanera prima a farsi attraversare dal testo, poi a soffrirlo e infine a trasformarlo in materia scenica.
La regia costruisce un non-luogo soffocante, un vero e proprio spettacolo-incubo. I due interpreti, che agiscono anche come servi di scena, scivolano continuamente tra età e ruoli diversi, evocando personaggi e situazioni con pochi oggetti e con la sola forza della parola. Le luci – curate da Vincent Longuemare – non sono un semplice supporto visivo ma parte integrante della drammaturgia: piantane mobili, manovrate dagli attori, trasformano lo spazio in un set fotografico instabile, dove ogni cambio di luce è uno scatto che inchioda lo spettatore.
La vicinanza fisica del pubblico allo spazio scenico è una scelta precisa e crudele. Chi guarda si ritrova nel ruolo scomodo di voyeur, costretto a spiare il privato più estremo, come in una perversa stanza dei giochi. Lanera non risparmia il riferimento a un immaginario contemporaneo: tra conigli, giocattoli e canzoni di Billie Eilish, prende forma una sorta di Squid Game teatrale, in cui chi ha pagato il biglietto assiste da vicino a uno stupro o a una morte, senza possibilità di sottrarsi.
Non c’è catarsi, non ci sono vincitori. Con la carabina lascia solo macerie emotive e uno specchio implacabile rivolto verso una società incapace di proteggere, di capire, di assumersi responsabilità. Una storia miserabile, come tante, che proprio per questo diventa insopportabilmente necessaria. Uno spettacolo che fa male, ma che forse deve far male, perché obbliga a guardare ciò che troppo spesso si preferisce ignorare.
Alberto Leali