Dal 19 al 29 marzo l’attore porta sul palco un intenso one-man show tratto dal romanzo di John Steinbeck, tra migrazione, crisi climatica e ingiustizia sociale
Dal 19 al 29 marzo il palcoscenico del Teatro Argentina accoglie nuovamente Furore, lo spettacolo interpretato da Massimo Popolizio che riporta a teatro uno dei romanzi più potenti della letteratura americana, scritto da John Steinbeck. Dopo il grande successo ottenuto fin dal debutto nel 2019, l’attore torna a incarnare, da solo in scena, le voci e le storie della famiglia Joad, simbolo della lotta per la dignità e la sopravvivenza.
Il testo teatrale, adattato da Emanuele Trevi e presentato in coproduzione tra il Teatro di Roma e la Compagnia Umberto Orsini, rilegge per il pubblico contemporaneo il celebre romanzo pubblicato nel 1939, premiato l’anno successivo con il Premio Pulitzer. La storia nasce da un’inchiesta giornalistica condotta dallo scrittore per il quotidiano San Francisco News nel 1936, quando Steinbeck indagò sulle condizioni dei braccianti costretti a lasciare gli stati centrali degli Stati Uniti a causa delle devastanti tempeste di sabbia e della siccità.
Attraverso la vicenda della famiglia Joad, lo spettacolo racconta la grande migrazione di contadini verso la California durante la crisi economica tra il 1929 e gli anni precedenti all’attacco a Pearl Harbor. Una speranza di riscatto che spesso si trasformò in nuove difficoltà, tra sfruttamento, campi improvvisati e condizioni di vita estreme.
Sul palco Popolizio costruisce un racconto teatrale intenso e suggestivo, definito dall’attore stesso una sorta di “operina sonora”: una narrazione che alterna lettura, interpretazione e voce narrante, accompagnata dalle musiche e dalle sonorità dal vivo del percussionista Giovanni Lo Cascio. Il risultato è un affresco che unisce realismo e visione poetica, restituendo la forza epica del romanzo.
La figura del narratore, centrale nell’adattamento di Trevi, guida lo spettatore dentro un racconto che intreccia storie individuali e grandi trasformazioni storiche: la crisi agricola, i mutamenti tecnologici, le ingiustizie sociali e i primi segnali di quella che oggi chiameremmo crisi climatica.
Proprio questa dimensione rende Furore sorprendentemente attuale. Il viaggio dei migranti americani degli anni Trenta, respinti e guardati con diffidenza, richiama infatti dinamiche che attraversano ancora la società contemporanea. Così il classico di Steinbeck, pur raccontando il passato, continua a interrogare il presente, trasformando il palcoscenico in uno spazio di memoria, riflessione e consapevolezza civile.
Alberto Leali