La storia di Maria in una rilettura laica e poetica. In scena dall’8 all’11 gennaio
Dal 8 all’11 gennaio 2026, il Teatro Torlonia ospita “In nome della madre”, un’opera teatrale tratta dal romanzo di Erri De Luca, per la regia di Gianluca Barbadori. Lo spettacolo, interpretato magistralmente da Galatea Ranzi, presenta una rilettura intima e laica della figura di Maria, incentrata sulla sua esperienza di maternità e sulle difficoltà che ha dovuto affrontare come giovane donna in un contesto sociale e religioso rigido.
La pièce, che vede la protagonista raccontare la propria storia in prima persona, si apre con la visione mistica di Miriàm, una ragazza galilea, che riceve la visita di un angelo. L’annuncio della sua gravidanza è l’inizio di un percorso che la condurrà ad affrontare non solo il mistero della sua condizione, ma anche la resistenza della società che la circonda. Maria è consapevole del rischio che corre: la sua gravidanza, inaspettata e fuori dagli schemi, la espone al giudizio e alla condanna della comunità, che potrebbe addirittura arrivare a lapidarla.
Nonostante il pericolo imminente, Miriàm non si lascia intimidire. Con coraggio, decide di raccontare la verità a Iosef, il suo promesso sposo, che, dopo un sogno premonitore, decide di sposarla e sostenerla. La loro unione sfida le convenzioni e le leggi dell’epoca, creando una spinta verso una realtà più profonda e universale. Il viaggio che intraprendono, destinato a portarli a Betlemme per il censimento voluto dagli occupanti romani, diventa il simbolo di una lotta quotidiana contro le difficoltà della vita, ma anche dell’amore che resiste a ogni avversità.
La scrittura di Erri De Luca, nota per il suo linguaggio asciutto e poetico, dona al racconto un’intensità che trascende l’aspetto storico per immergersi nella dimensione emotiva e spirituale del personaggio di Miriàm. Non si tratta di una ricostruzione storica fedele, ma di un’interpretazione che punta a esplorare la forza interiore di una giovane donna che, pur vivendo in una società che non le dà spazio, sceglie di affermare il proprio destino. Il Talmud e gli studi biblici di De Luca forniscono una base storica solida, ma la vera chiave del racconto è l’approccio laico e umano alla maternità.
Lo spettacolo invita il pubblico a riflettere sulla forza silenziosa delle donne, in particolare delle madri, che affrontano prove e difficoltà con un coraggio che spesso passa inosservato. Miriàm, ora donna adulta, racconta la sua storia con un tono di consapevolezza e serenità, cercando di condividere la propria esperienza di amore, speranza e sacrificio, senza veli né fronzoli. Il suo messaggio non è solo una riflessione sulla maternità, ma anche sulla capacità di resistere alla sofferenza e di trasmettere un amore che va oltre le parole.
La regia di Gianluca Barbadori, unita alla performance intensa di Galatea Ranzi, crea un’atmosfera intima e coinvolgente, che permette al pubblico di entrare in empatia con la protagonista. La scena, arricchita dai costumi di Lia Francesca Morandini, si sviluppa come un dialogo continuo tra il passato e il presente, tra il sacro e il quotidiano. Un viaggio che non solo ripercorre la maternità di Maria, ma che, nella sua universalità, trova risonanza nelle esperienze di tutte le donne che lottano per dare voce a se stesse e ai propri figli.
“In nome della madre” è un’opera che tocca corde profonde, sia in chi crede che in chi si avvicina alla figura di Maria da una prospettiva più laica. Un’opera che, attraverso la delicatezza e la poesia del linguaggio di De Luca, regala al pubblico un racconto di speranza, forza e resistenza, capace di emozionare e stimolare una riflessione profonda sul ruolo della maternità e sulla lotta per l’autodeterminazione delle donne.
Alberto Leali