Dall’8 all’11 ottobre, in scena un matriarcato sospeso tra memoria, ereditarietà e desiderio di libertà
Una casa affacciata sul mare. Cinque donne. Una memoria che non ha alcuna intenzione di restare in silenzio. È da questo universo domestico, intimo e insieme spietatamente teatrale che nasce “Anche in casa si possono provare emozioni forti”, lo spettacolo scritto e diretto da Caterina Filograno, in scena al Teatro India di Roma dall’8 all’11 ottobre, nell’ambito della stagione del Teatro di Roma – Teatro Nazionale.
Al centro c’è una famiglia tutta al femminile, governata con autorità da Maddalena Casto, ottantenne e indiscussa matriarca. Attorno a lei ruotano figlie e nipoti, legate da affetto, abitudini, segreti e da un’eredità che non è soltanto biologica. Nel loro microcosmo gli uomini sembrano quasi figure marginali, mentre sono le donne a custodire, tramandare e trasformare le regole della famiglia.
La scena si sposta idealmente tra Bari e il Villino Tajani, una dimora sul mare dove le estati si ripetono secondo rituali apparentemente immutabili. Ma ciò che ritorna davvero, stagione dopo stagione, non è soltanto la quotidianità: sono i ricordi. Come le cocorite che hanno invaso il territorio barese e che nessuno riesce a scacciare, anche la memoria si insinua ovunque, occupa gli spazi e finisce per mettere in discussione gli equilibri.
Filograno guarda alla propria famiglia quasi con lo sguardo di un’antropologa: osserva comportamenti, legami e contraddizioni per interrogarsi su quanto siamo davvero liberi di diventare ciò che desideriamo. Quanto pesa la famiglia d’origine sulle nostre scelte? Quanto ereditiamo, oltre ai tratti genetici, di paure, desideri e aspettative? E dove comincia la possibilità di cambiare?
Il risultato è un lavoro che attraversa autobiografia e invenzione, psicologia e filosofia, trasformando la casa in una sorta di laboratorio dell’identità. Un luogo protetto solo in apparenza, dove le relazioni più profonde possono generare le emozioni più radicali.
A rendere ancora più singolare questo universo è l’incontro con Giuseppe Di Morabito, autore di scene e costumi. La moda entra nel linguaggio teatrale e i costumi smettono di essere semplici abiti: diventano presenze sceniche, forme mobili, quasi architetture indossate che traducono visivamente ciò che i personaggi non riescono a dire.
Con Gloria Busti, Caterina Filograno, Francesca Porrini, Simona Senzacqua e Maria Grazia Sughi, lo spettacolo mette così in scena una domanda universale: quanto di noi appartiene a chi è venuto prima di noi e quanto, invece, possiamo ancora inventarlo?
Una storia familiare, dunque, ma anche un viaggio dentro quella casa invisibile che ciascuno porta con sé. E dalla quale, forse, non è mai così semplice uscire.
Alberto Leali