Una storia familiare che diventa riflessione politica sul “dopo di noi”. Dal 17 ottobre al 1° novembre
Ci sono domande che entrano nelle famiglie senza bussare. Restano lì, ingombranti, quasi impossibili da pronunciare. Una di queste è: che cosa accadrà quando i genitori non ci saranno più? È questo il grande elefante nella stanza attorno a cui Francesca Astrei costruisce Gli elefanti nella stanza, nuova produzione del Teatro di Roma – Teatro Nazionale, in prima nazionale al Teatro India dal 17 ottobre al 1° novembre.
Attrice e drammaturga, Premio Ubu 2025 come migliore attrice under 35, Astrei sceglie la forma del monologo per raccontare una realtà ancora troppo spesso relegata ai margini: quella dei siblings, fratelli e sorelle di persone con disabilità, figure che imparano presto a convivere con responsabilità, attenzioni e interrogativi sul futuro.
In scena prende forma la storia di due sorelle e una madre, ma il racconto individuale si allarga grazie alle testimonianze raccolte dall’autrice durante il percorso di ricerca. Ne emerge un mosaico fatto di affetto e fatica, vicinanza e distanza, desiderio di autonomia e senso del dovere. Una famiglia come tante, attraversata però da equilibri che devono continuamente reinventarsi.
Il punto di vista è quello di chi spesso rimane sullo sfondo. Il sibling può diventare adulto prima del tempo, imparare a leggere i bisogni degli altri prima ancora dei propri, sentirsi invisibile mentre attorno a lui tutto sembra ruotare intorno all’emergenza. E, insieme all’amore per una sorella o un fratello, può crescere una domanda che il titolo rende impossibile ignorare: chi si prenderà cura di lei o di lui, un giorno?
Astrei non cerca risposte rassicuranti né costruisce un racconto di “eroi” e sacrifici. Al contrario, restituisce alle persone coinvolte la loro normalità, con contraddizioni, stanchezze, desideri e bisogno di uno spazio personale. La disabilità diventa così solo una delle dimensioni della storia: al centro restano i legami, il tempo che passa e il modo in cui una famiglia cambia per adattarsi a ciò che la vita porta con sé.
È qui che il teatro diventa anche uno strumento civile. Quello che potrebbe sembrare un problema privato si rivela infatti una questione collettiva: assistenza, autonomia, inclusione e progettazione del futuro non sono gesti di benevolenza, ma diritti.
Gli elefanti nella stanza porta dunque sul palco ciò che spesso viene lasciato fuori campo. E lo fa senza proclami, attraverso una voce intima che trasforma il non detto in materia teatrale. Perché a volte nominare una paura non significa renderla più grande: significa finalmente iniziare ad affrontarla.
Alberto Leali