La regia di Gabriele Russo rilegge il classico come specchio delle ossessioni moderne, tra verità sfuggenti e relazioni fragili. In scena dal 24 al 29 marzo
Arriva al Teatro Quirino La grande magia di Eduardo De Filippo, in una nuova messinscena diretta da Gabriele Russo, con protagonisti Natalino Balasso e Michele Di Mauro. Lo spettacolo riporta in scena uno dei testi più complessi e meno convenzionali del repertorio eduardiano.
Al centro della vicenda c’è Calogero Di Spelta, uomo fragile e ossessionato dal bisogno di controllo, incapace di affrontare il dubbio e l’incertezza. La sua risposta alla crisi coniugale è tanto estrema quanto simbolica: rifugiarsi in una verità costruita, accettando l’illusione pur di non confrontarsi con la realtà. Una scelta che trasforma la sicurezza in una sorta di prigione mentale.
A innescare il meccanismo è il personaggio di Otto Marvuglia, illusionista ambiguo e manipolatore, figura sfuggente che oscilla continuamente tra verità e finzione. Attraverso il suo gioco, la percezione del reale si incrina, generando un corto circuito che coinvolge non solo i protagonisti, ma anche lo spettatore, trascinato in un mondo dove i confini tra ciò che è autentico e ciò che è costruito diventano sempre più incerti.
La regia di Russo insiste proprio su questa instabilità, proponendo una lettura contemporanea del testo: una società smarrita, segnata da relazioni fragili e dalla difficoltà di distinguere il vero dal falso. Il bisogno di certezze assolute, incarnato dal protagonista, riflette un disagio profondamente attuale, fatto di paure, ossessioni e incapacità di fidarsi.
Scritta nel 1948 e inizialmente accolta con freddezza, La grande magia si rivela oggi sorprendentemente attuale. Lontana dai toni più tradizionali della commedia eduardiana, l’opera si muove tra ironia e inquietudine, tra teatro e vita, offrendo uno sguardo lucido sulle contraddizioni dell’animo umano.
Ne emerge un racconto sospeso e disturbante, in cui ogni certezza vacilla e la domanda resta aperta: quanto siamo disposti a credere a un’illusione pur di non affrontare la realtà?
Roberto Puntato