Il Balletto di Roma porta in scena Piazzolla tra danza contemporanea, tango e musica dal vivo. Un viaggio tra memoria, migrazione e libertà che apre la stagione degli spettacoli della Filarmonica Romana
Un porto, il vento, il mare. E un bandoneón che racconta una storia capace di attraversare un secolo. Dal 30 settembre al 2 ottobre, il Teatro Olimpico di Roma e l’Accademia Filarmonica Romana ospitano ASTOR. Un secolo di Tango, il nuovo allestimento del Balletto di Roma dedicato ad Astor Piazzolla, figura rivoluzionaria della musica del Novecento.
Nato nel 2021 per celebrare il centenario della nascita del compositore argentino, lo spettacolo torna in scena in una veste rinnovata e si avvicina al traguardo delle cento repliche tra Italia e tournée internazionali. Non una semplice biografia danzata, ma un viaggio nell’universo creativo di Piazzolla, tra incontri, contaminazioni e quella continua tensione verso una musica capace di rompere gli argini della tradizione.
Sul palcoscenico, la danza incontra la musica dal vivo di Mario Stefano Pietrodarchi, al bandoneón e alla fisarmonica, la voce narrante di Vincenzo Bocciarelli, i tangueros Leonardo e Cristina Elias e gli otto solisti del Balletto di Roma. Un ensemble in cui linguaggi diversi si intrecciano per restituire l’anima inquieta e visionaria del maestro argentino.
Il punto di partenza è anche una storia di migrazione. Piazzolla era figlio di italiani emigrati in Argentina: il viaggio dei suoi genitori diventa così la metafora di un’esistenza intera, fatta di partenze, approdi e nuove identità. Dall’Argentina agli Stati Uniti, fino all’Europa, il musicista trasforma ogni incontro in materia creativa, fino a dare vita al Tango Nuevo, sintesi di tradizione, jazz, musica colta e sperimentazione.
La coreografia di Valerio Longo non cerca di imitare il tango nella sua iconografia più riconoscibile. Lo attraversa, piuttosto, per liberarne l’energia e metterla in dialogo con la danza contemporanea. Il corpo diventa così uno strumento musicale: ascolta Piazzolla, ne segue le fratture, le accelerazioni, le pause, trasformando il gesto in racconto.
A completare la visione scenica, la regia dell’argentino Carlos Branca, le musiche e gli arrangiamenti originali di Luca Salvadori, le luci di Carlo Cerri e i costumi di Silvia Califano. Il risultato è uno spazio sospeso, quasi senza coordinate geografiche, nel quale il tango diventa metafora dell’incontro: tra culture, generazioni, corpi e destini.
Per Piazzolla la tradizione non era un punto d’arrivo, ma una materia da reinventare. Ed è proprio questa idea di libertà a guidare ASTOR: la libertà di contaminare, di cambiare direzione, di trasformare ciò che si è ricevuto in qualcosa di nuovo.
Dopo le date romane, lo spettacolo proseguirà il 30 ottobre al Teatro San Domenico di Crema e quindi in tournée nei teatri italiani. La produzione gode del patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Argentina in Italia.
Roberto Puntato