Dal 13 al 25 ottobre il festival torna con 12 film in concorso, sei opere prime, dieci registi under 40 e una forte presenza femminile. Susan Sarandon e Jeremy Renner tra gli ospiti. E il Fuori Sala conquista il centro della Capitale
C’è un’età in cui tutto può ancora accadere. È l’età delle scelte, degli esordi, degli errori che diventano linguaggio, delle storie che cercano una voce. È proprio da qui che riparte Alice nella Città, giunta alla sua 24ª edizione, in programma a Roma dal 13 al 25 ottobre 2026, in contemporanea con la Festa del Cinema.
Più che un semplice festival dedicato al cinema giovane, Alice prova quest’anno a raccontare un passaggio: quello di una generazione che sta entrando con decisione nel mondo del cinema e di un festival che, contemporaneamente, amplia i propri confini, esce dalle sale e si riversa nella città.
Dodici i film del Concorso Internazionale, accompagnati da sei Proiezioni Speciali. Sei le opere prime, otto i titoli di Panorama Italia, sette dei quali firmati da esordienti. Sono dieci i registi under 40 e dieci i film diretti da donne. Numeri che restituiscono l’immagine di un programma costruito attorno al ricambio generazionale, alla scoperta di nuovi sguardi e alla presenza sempre più significativa delle autrici.
«È un’edizione all’insegna del talento giovane, ma anche del femminile», racconta la direttrice artistica Fabia Bettini, che guida il festival insieme a Gianluca Giannelli. Il dato quantitativo, però, è soltanto il punto di partenza. L’obiettivo è intercettare quegli autori che oggi muovono i primi passi e che domani potrebbero diventare protagonisti del cinema italiano e internazionale.
Da Alice agli Oscar: la parabola di Paolo Strippoli
Uno degli esempi più significativi è Paolo Strippoli, 33 anni, quest’anno in corsa agli Oscar con L’estranea.
La sua storia con Alice nella Città è cominciata molto prima di Piove e molto prima che il suo nome arrivasse sulla scena internazionale. Era uno dei ragazzi della giuria, partecipava al cineforum e coltivava il sogno di diventare regista. Poi è tornato al festival con Piove, fino a diventare giurato del Premio Raffaella Fioretta, chiamato a giudicare proprio gli esordienti di Panorama Italia.
Un percorso che Bettini e Giannelli ricordano come una vera traiettoria di crescita: dal giovane spettatore al cineasta affermato, passando attraverso le diverse tappe di un festival che ha continuato a seguirne il percorso.
È la dimostrazione concreta di ciò che Alice vuole fare: non soltanto mostrare film, ma costruire relazioni durature con gli autori.
Tra i nuovi nomi italiani c’è anche Margherita Ferrari, regista di Föa – C’era una volta il futuro, opera prima prodotta, tra gli altri, da Paolo Sorrentino e ambientata nei giorni del G8 di Genova del 2001. Un film che porta dentro Panorama Italia una delle scommesse storiche del festival: cercare gli autori prima che diventino nomi riconoscibili.
Il talento può nascondersi in un cortometraggio
Ma dove si trovano gli autori di domani? Per Giannelli, una delle risposte passa dal cinema breve. Onde Corte, con i suoi 40 cortometraggi selezionati quest’anno, diventa così una sorta di osservatorio privilegiato sulle nuove generazioni.
Particolarmente significativa è la sezione Academy, che riunisce realtà formative come il Centro Sperimentale di Cinematografia, la Civica Luchino Visconti, la Gian Maria Volonté e altri laboratori dedicati ai giovani autori.
È qui, tra lavori ancora in formazione e idee spesso lontane dai circuiti tradizionali, che Alice cerca le prossime opere prime.
E tra i volti internazionali della selezione spicca Barry Keoghan, protagonista di Butterfly Jam di Kantemir Balagov, uno dei dodici titoli del concorso. Giannelli lo considera uno degli interpreti più interessanti della sua generazione. L’attore sarà a Roma per accompagnare il film e incontrare il pubblico.
Susan Sarandon, il cinema e la libertà di essere se stessi
Se il filo conduttore del festival è la crescita, la presenza di Susan Sarandon ne rappresenta una delle espressioni più forti.
L’attrice sarà a Roma per accompagnare The Accompanist, esordio alla regia di Zach Woods, nel quale torna protagonista, e riceverà il Womenlands Excellence Award 2026 il 13 ottobre.
La sua presenza non sarà però soltanto cinematografica. Alice vuole trasformarla in un’occasione di incontro e di confronto, soprattutto con il pubblico più giovane.
Bettini la descrive come una grande artista, ma anche come una donna capace di mantenere nel tempo una forte autonomia, lontana dagli stereotipi e impegnata civilmente. Un messaggio che il festival considera particolarmente importante per le ragazze che stanno cercando il proprio spazio nel cinema e nella società.
Womenlands celebrerà inoltre Carmen Consoli e Giovanna Mezzogiorno, il 17 ottobre sulla Scalinata di Piazza di Spagna.
Giulia Cecchettin, una storia che continua nelle scuole
Tra gli appuntamenti più delicati dell’edizione c’è Se domani non torno di Paola Randi, liberamente ispirato a Cara Giulia, il libro di Gino Cecchettin scritto con Marco Franzoso.
Il film sarà presentato in collaborazione con la Festa del Cinema, in un appuntamento pensato non soltanto come momento cinematografico ma come occasione di discussione.
L’idea è infatti quella di andare oltre la cronaca e raccontare una famiglia, un padre e il percorso nato dopo la tragedia di Giulia Cecchettin, anche attraverso il lavoro della Fondazione e l’impegno rivolto alle scuole.
È una delle occasioni in cui Alice e Festa del Cinema possono incontrarsi davvero: due pubblici, due festival, un unico spazio di confronto.
Dalla foresta di LAIKA alla sfida agli algoritmi
Ad aprire Alice nella Città sarà invece Wildwood – I segreti del bosco proibito, il nuovo film in stop motion della LAIKA, diretto da Travis Knight.
Il ritorno dello studio al lungometraggio dopo sette anni diventa anche una dichiarazione di intenti. In un momento in cui l’intelligenza artificiale e le tecnologie generative stanno trasformando il modo di produrre immagini, Alice sceglie di mettere in primo piano il lavoro manuale, la materia, l’artigianato.
La stop motion diventa così qualcosa di più di una tecnica cinematografica: è una forma di resistenza dell’umano, fatta di imperfezioni, tempi lunghi e gesti irripetibili.
«C’è il guizzo, c’è l’arte, c’è l’uomo, c’è la visione», sottolinea Bettini. Perché proprio l’imperfezione, quella che nessun algoritmo può riprodurre completamente, può diventare il segno distintivo di un’opera.
Nel concorso troveranno spazio anche Il corsetto di Louis Clichy e We Are Aliens di Kōhei Kadowaki, mentre tra le Proiezioni Speciali sarà presentato Lucy Lost di Olivier Clert.
Dodici storie per raccontare il passaggio all’età adulta
Il Concorso Internazionale costruisce un mosaico intorno alla formazione e al passaggio all’età adulta.
C’è il rapporto con i genitori in Gabin di Maxence Voiseux; ci sono l’amicizia e la scoperta di sé in Big Girls Don’t Cry di Paloma Schneiderman ed Extra Geography di Molly Manners; c’è il confronto con il mondo degli adulti in The Meltdown di Manuela Martelli e Mala bèstia di Bàrbara Farré.
Corpo, lutto e memoria attraversano invece Everytime di Sandra Wollner e La Gradiva, primo lungometraggio di Marine Atlan, premiato alla Semaine de la Critique 2026.
L’unico film italiano in concorso sarà Selfie – Lato B di Agostino Ferrente.
Panorama Italia, il laboratorio del cinema italiano
Otto i titoli di Panorama Italia, la sezione che più direttamente rappresenta la vocazione del festival alla scoperta dei nuovi autori.
Tra i film selezionati ci sono Idda di Irene Dionisio, Föa – C’era una volta il futuro di Margherita Ferrari, È un mondo difficile di Federico Mottica e Figli perduti di Lorenzo Maria Chierici.
Fuori concorso arriveranno invece Se ami qualcuno dillo di Marco Bonini, Parla con me di Sophie Chiarello e L’elisir d’amore di Andrea Brusa.
Jeremy Renner: dal cinema alla parola
Tra gli ospiti più attesi c’è anche Jeremy Renner, protagonista il 17 ottobre di una masterclass dedicata all’arte della recitazione.
L’attore presenterà inoltre la sua autobiografia My Next Breath: A memoir e riceverà il Premio Speciale della Giuria Giovani.
Il suo percorso sarà ripercorso anche attraverso la proiezione di The Hurt Locker e della serie Hawkeye, offrendo al pubblico l’occasione di incontrare un interprete capace di attraversare cinema, televisione e grandi produzioni internazionali.
Alice esce dalle sale e conquista Roma
La novità più evidente, però, non è soltanto nel programma cinematografico. È nella geografia del festival.
Il Cinema-Teatro Sistina entra tra le sedi della manifestazione, accanto all’Auditorium, all’Adriano e al Quattro Fontane.
E poi c’è il Fuori Sala, che quest’anno amplia radicalmente il proprio raggio d’azione. Dalla zona del Tridente il festival si spinge verso Piazza di Spagna, Via Margutta, Via del Babuino, Via Condotti, Piazza del Popolo, fino a raggiungere Via Veneto e Piazza Barberini.
Il 13 ottobre sarà una Notte Bianca ad aprire questo nuovo percorso urbano.
L’obiettivo è semplice ma ambizioso: portare il cinema fuori dal cinema per poi riportare il pubblico dentro le sale.
«Alice deve intercettare il pubblico nuovo, il suo pubblico, ed essere dinamica e veloce», spiega Bettini. Il festival diventa così un’andata e ritorno permanente tra lo schermo e la città, tra la sala e la strada, tra gli incontri e le proiezioni.
Il progetto guarda già oltre, verso il Cinema Fiamma e l’idea di costruire un nuovo distretto cinematografico nel cuore di Roma.
Tra radici e futuro
È anche qui che si definisce il rapporto con la Festa del Cinema. Non una sovrapposizione, ma una relazione costruita nel tempo e destinata a evolversi.
Le radici restano comuni, ma Alice vuole continuare a crescere nella propria direzione: verso il pubblico giovane, verso nuovi autori, verso una città sempre più coinvolta.
«È bello avere le radici, ma non fermarsi. Come le piante, bisogna andare verso la luce. Devi avere terra e cielo», dice Bettini.
È forse questa l’immagine che meglio racconta la 24ª edizione di Alice nella Città: la terra degli autori che stanno iniziando e il cielo delle possibilità ancora da esplorare.
Dal 13 al 25 ottobre Roma diventa così non soltanto il luogo in cui si proiettano nuovi film, ma uno spazio in cui il cinema prova a immaginare il proprio futuro.
Alberto Leali