Il nuovo film di e con Domenico Fortunato arriva il 16 maggio su RaiPlay. Nel cast anche Alessandro Tersigni e Giovanna Sannino
Un borgo che osserva. Una ragazza che sparisce nel nulla. Un maresciallo deciso a fare luce su una verità che tutti sembrano conoscere, ma che nessuno vuole davvero raccontare. È da questa tensione sospesa tra mistero, silenzi e umanità irregolare che nasce Carmen è partita, il nuovo film di Domenico Fortunato disponibile dal 16 maggio su RaiPlay.
Più che un thriller, il film si presenta come un viaggio emotivo dentro le crepe dell’animo umano, un racconto delicato che intreccia assenza, desiderio di appartenenza e bisogno di essere compresi. Al centro della storia c’è Carmen, giovane donna enigmatica e quasi impalpabile, la cui improvvisa scomparsa scuote il fragile equilibrio di un piccolo paese vicino Roma.
A cercarla è il maresciallo interpretato da Alessandro Tersigni, uomo concreto ma costretto a muoversi dentro una rete di omertà e mezze verità. “Interpreto un maresciallo che indaga sulla scomparsa di una giovane, fino a quando non si accorgerà di trovarsi di fronte a un muro di omertà”, racconta l’attore. “In un piccolo paese le voci corrono. Il mio personaggio fa da collante: conosce tutti ed è conosciuto da tutti. Cerca di capire dove sia finita Carmen ma si scontra contro un muro di gomma”.
Ma il cuore del film non è soltanto l’indagine. È soprattutto la riflessione sulla diversità e sull’identità, su quelle stranezze che spesso vengono giudicate invece che accolte. Tersigni sintetizza così il senso profondo dell’opera: “Il messaggio che mi auguro possa arrivare è: basta etichette”.
Accanto a lui, Fortunato interpreta Amedeo, un sarto introverso che vive circondato da ricordi e fantasmi personali, incapace di comunicare davvero ciò che prova. È proprio il regista a spiegare la filosofia che anima il film: “Siamo tutti un po’ strani e anche la vita è un po’ strana e quando troviamo qualcuno la cui stranezza è compatibile con la nostra, ci uniamo a loro cadendo in una reciproca stranezza che chiamiamo amore”. Una frase ispirata a Robert Fulghum che diventa la chiave emotiva dell’intera narrazione.
Secondo Fortunato, la stranezza non è un difetto ma una forma di autenticità: “In questa storia ho voluto intrecciarla con la solitudine e con l’abbandono, trasformandola in qualcosa che può diventare amore e vita”. E il borgo di Mentana, con le sue piazze immobili, i negozi di quartiere e i volti che sembrano custodire segreti antichi, diventa quasi un personaggio aggiunto. “Ho voluto realizzare una storia intima e delicata, capace di restituire poesia, speranza e libertà. Perché la libertà, in fondo, non può essere strana”.
A dare corpo e silenzio a Carmen è Giovanna Sannino, chiamata a una prova attoriale fuori dagli schemi: il suo personaggio pronuncia infatti una sola battuta in tutto il film. Una scelta narrativa radicale che trasforma sguardi, gesti e movimenti in linguaggio emotivo. “Era tutto sottotesto e movimenti”, spiega l’attrice. “Ho dovuto togliere la parola e mettere solo il corpo. Mi veniva naturale parlare anche quando non potevo, quindi abbiamo lavorato sulla gestualità e sul silenzio”.
Per costruire Carmen, Sannino ha cercato un approccio quasi musicale: “Lei parla con gli occhi e i silenzi. Ho ascoltato molto Battisti, liberando il mio canto libero”. Il risultato è un personaggio sospeso tra innocenza e inquietudine, fragile e seducente insieme, continuamente in bilico tra desiderio di fuga e bisogno d’amore.
Nel cast anche Antonella Carone nei panni di zia Rosanna, figura eccentrica e irruenta che nasconde dietro il flusso incessante di parole una profonda ferita interiore. “Questi personaggi hanno una solitudine non risolta”, osserva l’attrice. “Rosanna parla tantissimo, ma quel parlare continuo serve a coprire altro”.
A sorprendere è anche la presenza di Maurizio Mattioli, qui lontano dai registri più comici che lo hanno reso popolare. “Questo film mi ha tenuto a freno, e alla mia età mi fa piacere”, racconta con ironia. “Mi è piaciuto entrare in un clima di mistero, con elementi thriller ma in una chiave sobria”.
Girato tra le atmosfere suggestive di Mentana, il film utilizza il paese come spazio della memoria e dell’anima, un luogo dove i silenzi pesano quanto le parole e dove ogni personaggio sembra convivere con i propri fantasmi.
Con Carmen è partita, Fortunato firma così un’opera sospesa tra realismo e poesia, capace di trasformare una scomparsa in una riflessione universale sulla libertà di essere sé stessi. Un racconto che parla di fragilità, di amore e di quella diversità che, forse, non dovrebbe più fare paura.
Federica Rizzo