Una performance che trasforma punto, linea e cerchio in una partitura vivente tra danza, spazio e musica elettronica
Al MAXXI, il disegno abbandona la superficie e comincia a respirare. Il 12 maggio, nella lobby del museo romano, Adelaide Cioni porta in scena Five Geometric Songs (2025), una performance che dissolve i confini tra arti visive, coreografia e composizione sonora, trasformando le forme geometriche più essenziali in organismi mobili, pulsanti, quasi rituali.
Due le repliche previste — alle 18 e alle 19:30 — per un lavoro che non si limita a essere osservato, ma che costruisce un ambiente percettivo dentro cui lo spettatore viene immerso. Punto, linea, triangolo, quadrato e cerchio smettono di essere elementi astratti: diventano presenza fisica, ritmo, relazione.
Cinque danzatori — Vera Borghini, Typhaine Delaup, Valentina Foschi, Giovanfrancesco Giannini e Daniela Malusardi — attraversano lo spazio indossando strutture tessili progettate dall’artista, costumi che sembrano disegni usciti dal foglio per abitare il mondo reale. Le geometrie si piegano, oscillano, si incontrano e si deformano seguendo le musiche originali di Dom Bouffard, in una composizione dove il movimento visivo e quello sonoro sembrano nascere dalla stessa matrice invisibile.
Per Adelaide Cioni, infatti, il pattern non è semplice decorazione. È ritmo mentale, struttura primaria, linguaggio universale. “Disegnare un pattern è come intonare un canto”, afferma l’artista, e l’intera performance sembra svilupparsi proprio attorno a questa intuizione: la ripetizione come forma di costruzione del senso, comune tanto all’immagine quanto alla musica.
Il risultato è un’esperienza sinestetica in cui il suono assume consistenza quasi tattile e il disegno invade lo spazio, liberandosi dalla bidimensionalità. Non pittura, non scultura, non danza in senso tradizionale: Five Geometric Songs abita un territorio intermedio, fluido, dove il corpo diventa misura dello spazio e lo spazio, a sua volta, diventa estensione del corpo.
Cioni lavora infatti sul “negativo” della presenza umana, su ciò che circonda il gesto e lo rende possibile. Tessuti mobili, forme leggere e segni ripetuti costruiscono così un ambiente instabile e mutevole, una sorta di architettura temporanea che cambia continuamente sotto gli occhi del pubblico.
La performance si inserisce nel percorso di Tragicomica. Prospettive sull’arte italiana dal secondo Novecento a oggi, la grande mostra dedicata alla scena artistica contemporanea italiana visitabile al MAXXI fino al 20 settembre. E dialoga idealmente con le opere su tela dell’artista già presenti in esposizione, dove astrazione, ironia e percezione corporea convivono in equilibrio precario.
Con Five Geometric Songs, Adelaide Cioni non mette semplicemente in scena una performance. Costruisce un luogo di attraversamento, dove vedere significa anche ascoltare, e dove perfino una linea può improvvisamente sembrare viva.
Alberto Leali