Dalla Quarta di Mahler in versione cameristica al tango di Piazzolla, passando per teatro, clownerie e nuove generazioni: la stagione 2026/27 dell’Accademia Filarmonica Romana trasforma Roma in un laboratorio di emozioni e linguaggi contemporanei
Non una semplice stagione concertistica, ma una mappa sentimentale della cultura contemporanea. L’Accademia Filarmonica Romana inaugura la sua stagione numero 205 con un programma che sfugge alle definizioni tradizionali e rilancia l’idea dello spettacolo dal vivo come esperienza totale: musica, parola, danza, sperimentazione, educazione e grandi ritorni internazionali convivono in un cartellone che attraversa Roma da settembre a maggio.
Curata per il terzo anno dal direttore artistico Domenico Turi, la nuova stagione disegna un percorso capace di unire il grande repertorio alla ricerca contemporanea, il virtuosismo dei grandi interpreti alla forza creativa delle nuove generazioni. Il risultato è una programmazione fluida, aperta, trasversale, che dialoga con pubblici diversi senza rinunciare alla profondità artistica.
Il sipario si alza il 30 settembre al Teatro Olimpico con “Astor. Un secolo di tango”, omaggio visionario ad Astor Piazzolla firmato dal Balletto di Roma. Non un semplice spettacolo di danza, ma un “concerto danzato” dove il bandoneón dal vivo di Mario Stefano Pietrodarchi incontra le coreografie di Valerio Longo e le parole di Jorge Luis Borges affidate alla voce di Vincenzo Bocciarelli. Un viaggio sensuale e malinconico dentro il cuore del nuevo tango.
La musica da camera prenderà invece possesso del Teatro Argentina dal 5 novembre, con una delle novità più affascinanti dell’intera stagione: la nascita dei Solisti della Filarmonica. Giovani interpreti italiani già affermati sulla scena internazionale raccolgono idealmente l’eredità del progetto creato da Giuseppe Sinopoli negli anni Novanta. Il debutto è affidato a una pagina monumentale e insieme intimissima: la Quarta Sinfonia di Mahler nella rara trascrizione cameristica di Klaus Simon, con il soprano Désirée Giove e la direzione di Sieva Borzak. Una scelta simbolica, che dichiara fin da subito la volontà della Filarmonica di rileggere i capolavori con occhi nuovi.
La stagione si muove poi come una costellazione di personalità artistiche molto diverse fra loro. Torna la pianista ucraina Anna Fedorova, interprete raffinata e magnetica, mentre il Trio Concept — nuova stella europea della musica da camera — porterà a Roma l’intensità emotiva di Dvořák e Čajkovskij. Grande attesa anche per il ritorno della percussionista francese Adélaïde Ferrière, definita da “Le Monde” un fenomeno capace di reinventare il repertorio contemporaneo.
E poi ci sono gli artisti che rompono le convenzioni: il baritono olandese Thomas Oliemans affronterà il “Winterreise” di Schubert accompagnandosi da solo al pianoforte, trasformando il celebre ciclo liederistico in una confessione teatrale quasi cinematografica. Il Quartetto Prometeo, insieme al violoncellista Claudio Pasceri, intreccerà invece Schubert e la contemporaneità di Ivan Fedele in un dialogo fra epoche e linguaggi.
Ma uno degli eventi più simbolici sarà il ritorno del Teatro Valle. Dopo anni di restauro, il teatro riaprirà le sue porte ospitando il Concerto di Natale della Filarmonica. A guidarlo sarà Simone Vallerotonda con l’ensemble I Bassifondi, impegnati nella riscoperta dell’oratorio seicentesco “I Pastori di Bettelemme” di Kapsberger: un ponte sonoro tra la Roma barocca e quella di oggi.
Accanto ai concerti, la stagione costruisce un vero ecosistema culturale. Le Lezioni di musica curate con Rai Radio 3 e Giovanni Bietti saranno dedicate quest’anno al pianoforte: quattro incontri per attraversare tre secoli di trasformazioni sonore, dal fortepiano settecentesco alle tecnologie digitali contemporanee.
Sul versante spettacolo, il Teatro Olimpico diventa un territorio di immaginazione scenica. Dal nuovo “Schiaccianoci” del Balletto di Roma alla visionaria “Avantgarde” di Emiliano Pellisari, fino al ritorno del poetico universo di Daniele Finzi Pasca con “Titizé – A Venetian Dream”. E ancora il leggendario “Slava’s Snowshow”, capace di incantare adulti e bambini con una clownerie sospesa tra sogno e malinconia, e i MOMIX di Moses Pendleton, che con “Botanica Season 2” trasformano il corpo umano in materia vegetale e mutante.
La Filarmonica, però, non guarda soltanto ai palcoscenici principali. Una parte essenziale del progetto è dedicata alla formazione del pubblico di domani. Dai concerti per bambini da zero a tre anni alle attività nelle scuole, la musica viene proposta come esperienza viva, naturale, quotidiana. Non educazione “alla cultura”, ma immersione dentro la cultura.
E forse è proprio questa la cifra più autentica della stagione 2026/27: la capacità di abbattere i confini. Tra classico e contemporaneo. Tra concerto e teatro. Tra tradizione e innovazione. Tra pubblico e artista.
In un tempo che spesso consuma rapidamente gli eventi culturali, l’Accademia Filarmonica Romana sceglie invece la durata, l’ascolto e la relazione. Duecentocinque stagioni dopo la sua nascita, continua così a reinventare il proprio ruolo: non custodire il passato, ma metterlo continuamente in dialogo con il presente.
Alessandra Broglia