Un continente sonoro nel cuore di Roma: artisti e culture da quattro continenti raccontano il legame tra identità e futuro. Dal 18 al 2 luglio
Roma si prepara a diventare una mappa sonora del pianeta. Dal 18 giugno al 2 luglio i Giardini dell’Accademia Filarmonica Romana si trasformano in un crocevia di culture, linguaggi e tradizioni grazie a “Radici”, il tema scelto per la nuova edizione dei Giardini della Filarmonica, il festival estivo che ogni anno apre finestre sul mondo nel cuore verde di via Flaminia.
Non un semplice cartellone di concerti, ma un viaggio attraverso ciò che ci definisce e ci unisce: la memoria, le tradizioni, le storie personali, le contaminazioni artistiche. Sotto la direzione artistica di Domenico Turi, il festival invita il pubblico a interrogarsi sul significato più profondo delle proprie radici, quelle visibili e quelle nascoste, intrecciando musica, danza, teatro e sperimentazione in un dialogo continuo tra passato e presente.
«Le radici sono suoni, lingue, ritmi, ma anche esperienze intime ed emozioni che plasmano ogni individuo», sottolinea Turi. Un concetto che attraversa l’intera programmazione, costruita grazie alla collaborazione con ambasciate, istituti di cultura e associazioni internazionali presenti nella capitale.
Anche il presidente Paolo Baratta conferma la vocazione internazionale della manifestazione: un appuntamento che rinnova il legame tra Roma e il mondo attraverso una proposta artistica intensa, articolata e aperta al confronto tra culture.
Un brindisi alla musica e l’orchestra a 25 corde
L’apertura del festival, il 18 giugno, è affidata a due eventi che ne sintetizzano perfettamente lo spirito.
Alle 20, nella Sala Casella, Giovanni Bietti, pianista, scrittore e divulgatore musicale, conduce il pubblico in “Il profumo della musica”, una raffinata degustazione tra brindisi operistici, pagine cameristiche dedicate al vino e assaggi di prodotti enologici.
Alle 21.30, nei Giardini, arriva uno degli artisti più originali della scena contemporanea: Paolo Angeli con “Lema”. Il musicista sardo porta sul palco la sua celebre chitarra preparata, un incredibile strumento-orchestra da 25 corde capace di fondere free jazz, tradizione isolana, flamenco, musica araba, pop minimale e post-rock.
Dall’Indonesia al Giappone, il festival abbatte le distanze
Il 19 giugno i Giardini ospitano per la prima volta una Orchestra di Gamelan indonesiana, nata dal lavoro degli studenti della Sapienza sulle tradizioni musicali dell’isola di Giava. Prima, in Sala Casella, il concerto “Architetture sonore” conclude il percorso del Master di interpretazione della musica contemporanea del Conservatorio Santa Cecilia.
Il 20 giugno spazio alla passione musicale con Musica Amata e alla nuova esperienza di Danza Amata. L’Orchestra Classica della Scuola Popolare di Musica di Testaccio, diretta da Massimo Munari, incontra una performance coreutica che intreccia culture afrocaraibiche, latinoamericane e mediterranee.
Il 21 giugno tornano, attesissimi, i Munedaiko, con i fratelli Mugen, Naomitsu e Tokinari Yahiro, custodi dell’antica arte del Taiko giapponese. In Sala Casella, invece, il quartetto di viole formato da Luca Sanzò, Simona Ruisi, Michela Marchiana e Mara Badalamenti esplora la musica contemporanea attraverso opere di Daniele Carnini (in prima assoluta), Francesco Giore e Giona Mason.
Francia, Polonia e il teatro del futuro
Il 23 giugno è dedicato alla Francia con Lucie Spedicato, vincitrice del Premio Valentino Bucchi per l’Interpretazione della Musica Contemporanea 2025, protagonista del recital “Miniature per arpa”. A seguire il polacco Atom String Quartet, celebre per l’originale fusione tra quartetto classico, improvvisazione e world music.
Il 24 giugno il festival accende i riflettori sul teatro con “Per futili motivi” di Andrea Muzzi, diretto da Marco Carniti e interpretato da Carlotta Proietti ed Ermenegildo Marciante. Una riflessione distopica sul futuro delle relazioni umane e sul valore rivoluzionario della gentilezza.
Ad aprire la serata, un omaggio a Ennio Morricone affidato al violoncellista Alessandro Guaitolini e al pianista Emanuele Stracchi, impegnati in raffinate trascrizioni della musica del grande compositore.
Mahler incontra Bowie
Il 25 giugno il pianista e divulgatore Luca Ciammarughi costruisce un ponte inaspettato tra universi apparentemente lontani. Nel suo recital l’Adagietto di Gustav Mahler dialoga con “Life on Mars?” di David Bowie, rivelando nuove connessioni tra musica colta e cultura pop.
Nei Giardini, il Thaleia Ensemble con Ángela Lobato del Castillo, Laura Martínez Boj e Marina Bonetti porta alla luce il patrimonio quasi sconosciuto delle compositrici del Barocco spagnolo e italiano.
La grande notte dell’Iran
Il 26 giugno torna uno degli appuntamenti più amati dal pubblico: la giornata dedicata alla cultura iraniana.
In Sala Casella il progetto “SVELATA/mente” vede protagoniste le sorelle Leila Shirvani e Sara Shirvani, insieme all’attrice e autrice Barbara Amodio, in un percorso che intreccia tradizione persiana e linguaggi contemporanei.
Nei Giardini si esibiscono la cantante Ghazal Ansarirad, la virtuosa del tar Sahba Motallebi e i fratelli Reza, Navid e Hamid Mohsenipour, offrendo un affascinante affresco musicale del Medio Oriente.
Tango, jazz e nuove tecnologie
Il 27 giugno è la volta de “La notte del tango”, affidata all’ensemble Aguante e ai ballerini Cristina Elias e Leonardo Elias, che ripercorrono la storia del tango argentino attraverso i suoi grandi protagonisti, da Astor Piazzolla agli autori che ne hanno costruito il mito.
Sempre in Sala Casella torna Musica Amata, con due ensemble in formazione di quintetto impegnati in pagine di Wolfgang Amadeus Mozart e Franz Schubert.
Il 30 giugno il festival guarda al futuro con “Il suono dell’invisibile. Omaggio a Rilke e Monet”, progetto nato dalla collaborazione con il Master in Sonic Arts dell’Università di Roma Tor Vergata e numerosi college statunitensi. Un laboratorio interdisciplinare che unisce musica, arti visive, letteratura e tecnologia.
La serata prosegue con “Ballads: elogio della lentezza”, affidato alla voce di Raffaella Misiti, al racconto di Arianna Gaudio e introdotto dal critico musicale Vincenzo Martorella.
Henze, il Brasile e il gran finale colombiano
Il 1° luglio il festival celebra il centenario della nascita di Hans Werner Henze con “L’utopia del suono”. Sul palco il Cimarron Ensemble Duo, formato da Ivan Mancinelli e Christina Schorn-Mancinelli, accanto a musiche di Stefano Taglietti, Luca Lombardi e una prima assoluta di Francesco Antonioni.
Nei Giardini spazio a Vento, progetto internazionale ideato dal pianista Davide Petrillo e dal chitarrista e poeta brasiliano Fernando Schirr, che intreccia jazz, poesia e ritmi afro-brasiliani.
La chiusura del 2 luglio alterna teatro musicale e festa collettiva.
In Sala Casella debutta in prima assoluta “L’amore che ti diedi: le verità di Maria Antonietta e Lietta Pirandello”, due melologhi firmati da Cecilia d’Amico e Stefano Cucci, e da Giovanni Maria Briganti e Fausto Sebastiani, dedicati alle figure femminili che hanno segnato la vita di Luigi Pirandello. In scena l’attrice Valeria Nardella, i cantanti Anna Laura Tamburro e Alessio Neri, accompagnati da un ensemble diretto da Stefano Cucci.
L’ultima parola spetta alla musica e all’energia della Colombian Latin Band, orchestra composta dagli studenti del Conservatorio del Tolima che reinterpreta la tradizione popolare colombiana attraverso il linguaggio dell’improvvisazione jazzistica.
Per due settimane, dunque, Roma non sarà soltanto una città. Sarà un continente sonoro. Un luogo dove il Giappone dialoga con l’Argentina, l’Iran incontra la Colombia, il Barocco conversa con l’elettronica e la memoria diventa futuro. Perché, come suggerisce il titolo del festival, solo conoscendo le proprie radici si può davvero guardare lontano.
Alessandra Broglia